mercoledì 16 gennaio 2008
sabato 12 gennaio 2008
è vero, a volte la fantasia sbizzarrea e rischia grosso, galoppando senza capire un cazzo giusto in pizzo al precipizio. ma per farsi risucchiare dal vuoto tocca essere pazzi per davvero, e non è il caso mio, mi spiace.
l'equilibrio vero, però, è una dote rara, spettro traslucido di tutte le doti. è raro perché consiste nel reciproco annullamento di due forze. se le forze sono due, s'intende.
se sono più di due esso è ancora più raro, per ovvie ragioni. e, oltre che più raro, sarà tanto più bello quanto più numerose sono le forze in gioco. ogni forza coinvolta nell'equilibrio risulterà scevra da ogni vizio e brillerà -umilmente compartecipe del tutto- di sola virtù, assieme ad ogni altra forza e a tutte le altre.
troppo facile buttarla in caciara e dire che l'equilibrio appartiene al cosmo tutto, e basta. se anche così fosse, a me, in quanto higuerra, me ne frega poco.
mi interessa invece capire come raggiungere un equilibrio tutto mio, di cui cospargermi come di un unguento, per andarmene in giro, o restare qui, ma insomma per fare solo ciò che è utile e dilettevole fare. in parte già mi riesce, ma si deve poter fare di più.
giovedì 10 gennaio 2008
Ne ho approfittato per rivedere il vecchio blog di Barcellona ... ti dico solo che sono le 23:48 del 10-01-2008 e sto nel turno di notte. Non mi sento affatto in colpa per rimandare il lavoro all'ultimo, relegarlo nell'infimo ultimo posto dei miei pensieri meno urgenti (il passo successivo e' l'oblio).
Rileggere le proprie cose fa bene e fa male allo stesso tempo, quasi in maniera incrociata: ti rileggi e pensi "che bello quando pensavo ste cose" poi ti critichi con "ammazza pero' sta cosa la potevo scrivere meglio, ma forse stavo fattissimo" e ti giustifichi. La metti vicino a cio' che scrivi ora e ti accorgi di quanto arido sei diventato e di come ogni post non sia nemmeno un passo ma uno strascicarsi verso la sedia a rotelle da dove la tua creativita' e' caduta. La scena si svolge nel bagno pubblico di una metropolitana. Che tristezza.
Hai ragione Beluga, hai ragione. Quelli erano i tempi non troppo andati degli pseudonimi fra noi, dei Remo Remotti come liturgia, delle trasmutazioni del senso per assonanza nelle chat, della fantasia e degli stimoli del genio Boada, delle partite a scacchi con la speranza di perdere, dei P(aki)C(omputer), delle storie a distanza, dei detournement, delle scarse ambizioni accompagnate da grandi soddisfazioni personali, della nostalgia dei Session Garage (che oggi c'e' sempre meno), di Alice e delle sue meravigliose espressioni di stupore, della voglia di credere che Barcellona fosse casa mia e delle mie idee, dei giorni di festa che sembravano durare di piu', di casa Amarilla e degli specchi riflessi.
Erano tempi migliori, senza dubbio. Non so se fare come Proust o generare qualcosa di nuovo, momentaneamente non hho l'energia per nessuna delle opzioni possibili.
Tornero', lo prometto. A modo mio.
O<-<
café absurd ha ottenuto la nomination al thinking blogger award!!!

non so, museum, se un blog disattento, egoista e autorefenziale come questo meriti cotanto riconoscimento.. ma davvero, mi ha fatto immenso piacere ricevere la targhetta.
ecco cosa ha scritto museum di café absurd:
"È come sedersi a un tavolino in un Caffè degli Artisti e aspettare che qualcosa di insolito accada davanti ai nostri occhi e ci sorprenda. Non importa che ti abbiano appena servito una tazza di cioccolata calda o una tazza di té all'arancia e cannella, un aperitivo o una birra alla spina. Quando meno te lo aspetti uno dei membri del team farà il suo ingresso e lancerà il suo messaggio in bottiglia. Vale la pena aspettare."
prometto - così da guadagnarmi a posteriori la fiducia accordatami - di ricominciare ad interessarmi a ciò che scrivono gli altri, al di fuori delle mura di questo café :)
milioni di grazie, ancora e ancora!!!
ecco a voi le regole del concorso:
-partecipare solo se si è nominati
-linkare il post originario
-inserire nel proprio post il logo del thinking blogger award
-indicare 5 blog che abbiano la capacità di farti pensare
ora sta a me "nominare".. eheh!
1- anzitutto grex, http://lowcostgeneration.blogspot.com/ , blog fecondo, immaginifico, mai superfluo, sempre ispirato e ben scritto. Grex è un pensatore, un provocatore, un affabulatore.
2- ancora grex, perché il suo genio post-sovietico trasborda e un blog solo non gli basta. Ma qui troverete anche gli exploit micidiali di altri (abbastanza) straordinari pensatori: http://cronachelowcost.blogspot.com/
3- http://haikelbak.blogspot.com/. Sì, premio anche bak. Ma è più che altro un premio alla carriera :) Il premio va al blog succitato, ma date un'occhiata anche (e soprattutto) qui: http://www.tripwood.it/haikel/4- il blog del cannù ha vissuto tempi migliori; ma un blog è un libro, una storia, una specie di vita, e dentro c'è tutto, il bello e il brutto. d'altronde sono più che certo che il ricciuto istrione saprà tornare a stupirci. eccovi il link: http://noneraprevisto.blogspot.com/
5- e a proposito del buon vecchio fibbio tripwood - che ospitò presso di sé il primo glorioso blog di bak - nomino anche lui: http://memoriediunpescerosso.blogspot.com/. Quasi soltanto letteratura, e della peggiore. ma tripwood ha prodotto talmente tanto, e in così poco tempo, che di perle in mezzo al guano ce n'è a bizzeffe. comunque il suo blog mi fa pensare proprio perché c'è la quantità, quello che a me manca; e con ciò non voglio dire che in questa sede ci sia la qualità!
Mi unisco al dolore di museum per la scomparsa precoce e forse un po' "personaggesca" di un blog veramente fico: http://zerosettantadue.blogspot.com/. Ora il link, tristissimamente, vi porterà in uno degli innumerevoli non-luoghi della rete. Una lapide, un nulla -io dico- più significativo di tanti sprechi di parole.
mercoledì 9 gennaio 2008
nei racconti di vita certe persone rimpiangono.
per me è più comprensibile restare esterrefatti. mettersi a urlare parole senza senso, senza senso per chi non vuole riconoscervi una sfilza di succulente bestemmie.
il problema è che non capisco com'è che sono ancora uno studente universitario. siamo nel 2008, è ridicolo. e infatti rido. ma nemmeno troppo; solo che non voglio amareggiare nessuno, quindi faccio buon viso a cattivo gioco, come quando mi dicono che come musicista mi butto via.
che bisogno c'è di cercare il tempo perduto? sarà lui a trovarti e ti farà un culo così.
certe persone sanno fare ogni cosa al momento giusto. altre no. e io faccio parte di altre.
la consolazione è che, a quanto vedo, non è quasi mai il tempismo che fa la differenza tra un fico e un coglione. la fortuna ci mette del suo. e aiuta gli audaci ma soprattutto incoraggia i fortunati.
epperò l'essere umano davvero dotato è quello che sa stare comodo nell'abito che indossa, sia esso (abito) una tuta da meccanico, una tunica, la pelle nuda, un paio di occhiali da sole. certe tute da meccanico sono belle, che peccato sporcarle di grasso.
tant'è che l'università mi è diventata un fardello grottesco, le scadenze sono calci sulle gengive. ma anche chissenefotte, tanto con quello che studio posso finire a fare solo il ricercatore, e se avevo la stoffa del ricercatore non ci mettevo nove anni a laurearmi :D
finire tocca finire, per carità.
la necessità, si dice, aguzza l'ingegno. ma la fretta, si dice anche questo, è cattiva consigliera. cosa c'entra? non lo so. pensavo alle scadenze e al fatto che non so come fronteggiarle, o meglio lo so ma non mi piace.
nel frattempo riconosco il peso di mille giorni ignoranti, duemila giorni. ma non avrei potuto viverli diversamente, e non si tratta di rimpiangere o rimordere. m'è andata davvero bene così. sono stato in giro, ho fatto il cazzo che mi è parso per un sacco di tempo. non mi è mai piaciuto niente e mi son sempre piaciute troppe cose insieme. ho sempre ottenuto quello che volevo.
ma è qui il punto: essere in grado di volere mooooooooolto di più. e non è per niente facile. non per uno che come musicista si butta via.
si tratta di restare esterrefatti e cacciare bestemmie delle più croccanti e profumate. e poi basta. poi si ricomincia. magari dall'acqua. bere e nuotare.
magari dall'aria e dalle gambe, correndo.
magari ancora dal sonno.
magari ancora dal dormire meno.
dallo smettere di fare qualcosa che fa male.
dall'iniziare a fare qualcosa che fa bene.
dal desiderare di nuovo partire.
dal desiderare la roba d'altri.
ah, torbida comodità della stasi, fatiscente accontentezza del gioco.
a fare le persone serie non si comincia di punto in bianco. si nasce, si cresce seri o poco seri.
e io sono poco serio; ma porto avanti il mio progetto comico con estremissima serietà.
e chi non mi conosce non lo sa.
ho voglia di andare a cena da zeeshan kebabish. mi basterebbe fare un biglietto per barcellona.
venerdì 28 dicembre 2007
No, il biglietto non l'ho preso e forse non lo prenderò. Dipende da come vanno a finire una serie di cose. Ma siccome la fantasia batte la realtà 99, 9 volte su cento, io combatto la fantasia con un'altra fantasia. Fantasia solitaria, perchè parto da solo e vado, se vado, a Reggio Emilia.
Diciamo pure che odio le mie radici. Me ne sbatto di DeFilippo, Totò, DeSimone, Troisi, Murolo e tanti altri. Mi piacerebbe rinascere emiliano figli di emiliani. Dialetto più gentile, altro clima e punto d'osservazione. Vacanze di Natale in famiglia vicino Reggio Emilia e non in un posto buco di culo vicino Napoli con vista sul Vesuvio.
Ma, diciamo pure: io a Reggio Emilia non ci sono mai stato. Non so proprio come sia fatta e non riesco neanche a immaginarmela.
Per questo (forse) vado.
M'immagino: una partita a carte, sempre la stessa tutti gli anni. Solo che quest'anno è venuta a mancare una carta. Non una carta qualsiasi ma una figura.
Ehi, ehi, ehi...qui c'è qualcosa che non va. Che fine ha fatto il nove di coppe?
Non c'è più.
Come non c'è più?
Non c'è più.
Allora non si può mica giocare!
Si gioca lo stesso.
E come si fa?
Si gioca lo stesso e si fa finta di niente.
C'è chi trova 10 euro nella tasca di un vecchio pantalone che non mette più.
Io sogno la ragazza della lavanderia che trova il mio nove di coppe nella manica della giacca che le ho dato da lavare. L'avevo nascosto così bene da non riuscire più a trovarlo. Forse è per questo che si dice i panni sporchi si dovrebbero lavare solo in famiglia.
Ma come si chiama questo gioco?
Non me lo ricordo più.
E quando finisce?
Un'idea della reincarnazione: un grande cesto, un pallottoliere che contiene tante anime, ciascuna contrassegnata dal proprio numero specifico, da 1 a 90. Qualcuno, una mano qualsiasi, scuote il cesto ed estrae attraverso una minuscola fessura, in maniera del tutto disordinata, senza alcun principio se non la più insensata casualità, un'anima alla volta.
Per rimediare allo scempio del suo atto che qualcuno trova pure divertente, dispone le anime, una alla volta su un enorme tabellone. Per ogni anima un posto e solo quello, al numero corrispondente e tutti i numeri sul tabellone sono messi in fila, uno affianco all'altro, divisi in orizzontale per decimali, in verticale lungo la linea del cinque. Ecco, l'illusione di un ordine cosmico e tu caro 49, è meglio che ti adatti perchè 49 sei e 49 resti e stai tra il 48 e il 50. In caso contrario la tua unica speranza è di non uscire, restare a dormire nel caos imperscrutabile e ingovernabile ma del tutto limitato del pallottoliere. Mentre magari qualcuno fuori aspetta proprio te per esultare il compimento della sua vittoria senza senso.
Poi una volta finito, la mano che ti ha estratto ti rimette nel cesto, pronto per un'eventuale nuova vita che illuminerà o meno un'inedita combinazione di eventi.
Ma ecco che la distrazione, la fretta o un raro gesto di insubordinazione delle cose inanimate ti libera dal tuo destino e tu finisci chissà dove. Sotto il mobile in legno, dietro il comodino schiacciato alla parete.
Che fine ha fatto il 49?
Non si trova più. Cerca ancora. Niente da fare.
Ed ecco che l'assenza di un solo numero, perduto per sempre?, fa saltare tutte le regole del gioco e mette in crisi un'intera cosmogonia tramandata da generazioni. Evvai!
49, ti amo.
Ho fatto un sogno erotico nel pomeriggio, a ridosso del pranzo che ho saltato. Forse per compensazione tra appetiti?
Non ricordo l'inizio, ma che importa? Ricordo abbastanza bene la fine!
C'è questa donna bassina, un po' tarchiata e pure bruttina ma con due seni enormi che non so chi sia. La faccio spogliare, ci finisco sopra e Ole! mi ci accanisco con una foga faticosa che non mi riconosco. Tanto esagerata che a un certo punto mi sveglio, come ogni volta che il sogno si sta facendo inverosimile, e mi ritrovo con la mia verosimile erezione, qualcosa che conosco bene e che tutto sommato mi ridimensiona. Perchè uno che si sveglia da un sogno così come minimo si aspetta di ritrovarsi all'improvviso qualcosa di mostruoso tra le gambe. Invece si ritrova il solito vecchio pisello che conosce bene, stretto dalla stoffa delle mutande, che rivendica la sua prossima liberazione con comunicati osceni e provocatori al mio cervello benpensante affaticato dormiente.
E tu lettore, ridi pure quanto ti pare, ma è una settimana che faccio sogni erotici a occhi chiusi, di solito così poco frequenti.
Il bello è che mi chiedo che ci azzecca col fatto che sono in ferie per Natale, lontano da casa e soprattutto lontano, fisicamente lontano, dagli oggetti delle contorsioni del mio desiderio; e col fatto che i sogni siano cominciati nel posto più lontano dal sesso che io conosca, cioè la casa dei miei nonni materni, dove si respira piuttosto l'odore di urina del catatere di mia nonna e, a livello morale, l'integralismo cattolico di mio nonno, indurito dagli anni; dove la limitatezza degli spazi rende impossibile la privacy, dove regna un'aria di morte o perlomeno di cose morte, di epoche passate, dove il Natale 2007 si sovrappone ad altri venti e ad altre estati, tanto che credo la casa non regga più il peso dei ricordi perchè anche una vasca da bagno o una tazza del cesso mi parla di qualcosa che è successo; dove non posso fare altro che cercare di tenere a bada l'ansia col cibo e coi libri e ritrovarmi triste, anestetizzato, appesantito, invecchiato.
C'è così poco di erotico in quel posto eppure mi addormento e sogno sogni erotici indefinibili, di quelli che scompaiono al risveglio.
Fino al sogno di oggi pomeriggio, quello con la tettona, molto più vivido.
Forse è perchè proprio oggi sono tornato a Roma, sono cioè tornato alla mia vita, alle mie abitudini, ho cioè ripreso possesso della parte autentica di me e il corpo a modo suo sussulta per la liberazione dell'anima.
venerdì 14 dicembre 2007
martedì 11 dicembre 2007
eh, ma io lo so, rispondevo.
ma io penso che il mio peggior difetto sia, rispondevo, che quando il prossimo non rispetta me non sto lì a farglielo notare a tutti i costi. e un altro difetto che ho, peggio del peggiore, è che quando chiudo un occhio vorrei che mi si ricambi la strizzata, capisci a me, capisco a te.
mannò, mi dicevano allora, mannò, devi essere onesto e dire a tempo debito quello che va e quello che non va, a tempo debito, né tutte le volte, né nemmeno mai.
fatto si è che gli uomini siano spesso assai vicini ai cani, nel modo che hanno di comportarsi. più alzi la voce e più ti leccano le mani, pensavo sotto sotto. ma non dicevo niente. perché anche io mi sentivo un cane, una specie di cane ignudo e ricco di una gravissima zavorra tutto in cima.
mi veniva da pensare anche che gli uomini, per l'appunto, fossero tutto il contrario d'una mongolfiera: di sotto cacciavano l'aria, di sopra ci avevano la zavorra. ed era come se mi sentissi di vivere un po' a testa in giù, quando pensavo questo. tutto il contrario di una mongolfiera, pensavo; eppure gli uomini sono tutti un po' mongolfieri, a pensarci bene. ero e sono mongolfiero anche io.
i giorni stramazzavano come galline al macello, e io stavo a fare il portiere in un albergo. da qualche parte affacciato ad una finestra, con la pipa tra i denti, c'era per forza qualcuno che invece di fare il guardiano in casa d'altri pensava a dove infilare la rivoluzione.
in quel momento, un qualsiasi momento, capii che quelli che fanno le rivoluzioni, in verità in verità, non è che vogliono cambiare il mondo: le fanno perché è bello farle. è bello come la festa di paese, ma in più c'è che puoi fare la pelle al sindaco, al parroco e al maresciallo dei carabinieri tutti e tre in un colpo, e proprio sulla piazza. e c'è ancora di più quell'odore di fuoco e di natale. e c'è anche che tutti, in questa grande festa, fanno finta di essere incazzati, chi per difendere qualcosa, chi per offendere. così come ci si accanisce, da bambini, quando si gioca a fare le guerre o i criminali, e il rumore delle bombe vorresti riuscire a farlo con la bocca.
poi quel tipo con la pipa richiudeva la finestra e si chinava sul pianoforte, per scrivere le ultime note dell'inno. ecco, pensavo, quello che manca alle rivoluzioni di oggi: la musica giusta.
lunedì 10 dicembre 2007
giovedì 6 dicembre 2007
mercoledì 5 dicembre 2007
ma andiamoci piano, alla fine culo è ancora una parola suscettibile di innumerevoli, e non sempre volgari, interpretazioni e utilizzi. culo va bene. ho motivo di credere che stanotte mi faranno visita centinaia di nuovi possibili fan, traghettati da un qualche motore di ricerca. e vuoi che non ci siano 4 o 5 guardoni talmente guardoni che si mettono persino a leggere quello che scrivo? nella migliore delle ipotesi scoppia un caso letterario, ora che è anche rientrato il decreto imbavaglia-rete e ciascuno può continuare indisturbato a farsi i suoi monologhi.
martedì 4 dicembre 2007
poco fa è entrato prometeo dalla porta dell'albergo. credevo di aver chiuso a chiave, anche perché al cambio di turno norbert mi aveva detto che un tipo era passato per di qua con l'intenzione di estorcere denaro dalle casse dell'albergo. prometeo ha detto questa frase:
e infatti tutt'ad un tratto non stavo più in albergo, ma sulla rupe con prometeo.
gli faccio: prometeo, io vado a dormire.
come se dormire fosse un posto dove andare.
martedì 27 novembre 2007
quando ti viene in mente una cosa da fare, devi farla subito: questo pensavo appena arrivato al lavoro; la mia testa si riaffacciava sul fotogramma raffigurante un libro - Q di Luther Blissett - su uno scaffale di casa. vedendo il libro sullo scaffale, ieri sera, ho pensato: non ho mai finito di leggerlo, stanotte lo porto con me al lavoro, avrò tempo di dargli una sfogliata. il libro è rimasto su quello scaffale, immobile come nel fotogramma. se avessi voluto portarlo con me dovevo assicurarlo alla mia borsa nell'istante medesimo in cui ho pensato di portarlo. tralasciamo il fatto che stasera, al lavoro, non ho portato neanche la borsa.
ripenso a tante cose rimaste immobili in mille fotogrammi per via di questa negligenza terrificante, questa cosa del rimandare le cose da fare.
giovedì 22 novembre 2007
mercoledì 21 novembre 2007
non è la prima volta che penso a questa affinità: l'olfatto e la memoria, il ricordo e l'odore. bisognerebbe ri-portare in auge il naso, forse è lì che si nasconde una nuova sensibilità artistica. immaginiamo un museo fatto di stanze il più possibile ermetiche e separate da lunghi corridoi, stanze sinestetiche colme di un odore, uno alla volta, ma di tanti e tanti oggetti e colori diversi da guardare, così che allo stesso odore possa associarsi a propria scelta un oggetto o l'altro o l'altro ancora. come quando parlavo dell'agrume verde-azzurro. immaginate l'artista, certamente orientale, eremizzarsi chissà dove, purché lontano dalla città oppure proprio dentro di essa, a cercare l'odore che sa di conoscere ma che anche sa non esistere ancora; crearsi una camera, come dire, anecoica, laddove l'assenza di eco è assenza di memoria, ovvero di odore.
e tutto questo, invece, esiste già, mi ci gioco il vestito che indosso. tanto più che non vedo l'ora, scarsa, che finisca il mio secondo not-turno lavorativo. sicché il vestito è quasi tempo di sfilarselo, mentre la piupparte di voi lavoratori sta per cascare giù dal tiepido giaciglio, e rovinosamente.
esiste, dicevo, esiste nell'industria del naso, nella profumeria di lingua francese e no, un'arte del profumo; il tale disse che l'arte, anzi, non cessa mica di esistere quando è tecnicamente riproducibile. strano che non si sia estetizzata oltre il campione pubblicitario questa incredibile potenzialità che è nel profumo. il profumo è spesso indotto, rinviato ad altri sensi. c'è chi coltiva profumi in casa propria, e lì si passa all'estetizzazione della vita. ma non si è pensato, o non si è detto, di rinchiudere i profumi in un grande museo. anzi sì, lo si è pensato e fatto, mi ci gioco il vestito: il grande museo del profumo e della memoria, in cui la memoria finalmente cessa di essere la fotocopia drammatizzante di un passato tradito e inizia ad avere valore per sé, per quello che solo potenzialmente è, e che mai è stata e mai più sarà. la memoria astratta, come a dire l'odore perfetto. come a dire la nostalgia, che racconta menzogne, d'accordo, eppure talmente bene, le racconta, da farci emozionare e ri-vivere qualcosa che - forse - non abbiamo mai vissuto tanto intensamente. non abbiamo mai vissuto e basta. e così è l'odore, ci affascina tanto più del gusto quanto meno ci appaga. ci ricorda qualcosa, a volte molto chiaramente, ma non ci dà nulla.
inseguite gli odori ma soprattutto producetene di nuovi. anche in maniera estremamente scostumata.
giovedì 15 novembre 2007

mercoledì 7 novembre 2007

martedì 6 novembre 2007
tutto è dietro quelo naso discretamente ingombrante.. un mistero fitto, appassionante, una gioia amara e discontinua.. un fiume dubbioso, regolare e gigantesco, un dolore che so domare e che poi inaspettatamente mi trafigge, mi lacera, mi getta nel sonno più ignorante che c'è..
la Domanda, il Perché di tutto, la semplice soluzione, l'affetto puro, l'Amore immaginario.. l'abbraccio senza pace, il Bacio, l'apnea..
non ti senti addosso questa insostenibile grandezza, indipingibile bellezza, inevitabile sconfitta?
non esiste cellula tanto piccola da non poter essere baciata.
lunedì 5 novembre 2007
e sono uno che si affanna a rispettare e far rispettare la verità ma che ha qualche nascondiglio inoppugnabile, quando serve. e anche quando non serve.
ci si rende conto, ad un certo punto, che non si può fare a meno degli altri.
soprattutto non si può fare a meno di capire, di sforzarsi di capire quali desideri, quali pulsioni, quali malattie e quali ambizioni spingano gli altri ad agire come te, o diversamente da te.
quello che non ho capito mai del tutto è come facciano gli altri a non essere me; o come facciano a smettere di esserlo se lo sono stati.
la simbiosi degli essere è ciò per cui vale la pena respirare, respirare è ciò per cui vale la pena la simbiosi, per quanto la simbiosi sia a volte faticosa, tanto faticosa che stai lì lì per mandare tutto in vacca e arrivederci, a volte.
c'è bisogno di essere davvero vicini, tanto vicini che toccarsi non è abbastanza. c'è bisogno che gli occhi si incontrino in un unico punto di vista, almeno per qualche istante.
vorrei che i miei occhi e i tuoi vedessero allo stesso modo, per qualche istante almeno. che il tatto fosse quello di ciascuno, e quello di tutti e due insieme, e quello di tutti.
quando si parla di diritti non va usato il condizionale: voglio che sia così; voglio vestirmi della pelle del mondo.
non mi attendo nulla, da questo. solo che le cose abbiano un po' meno le fattezze del vetro, e un po' più quelle della carne che respira e che sente. il vetro smorza le voci, rifrange le luci, deforma le forme, isola gli odori, illude di poter toccare.
voglio un rumore di vetro che si spezza, uno sguardo improvvisamente diverso e condiviso.
voglio te, voglio Altro, voglio tutto quello che voglio.
lunedì 29 ottobre 2007
Stavolta sono depresso ... veramente tanto. Cosi' tanto da accorgermene e non poter fare piu' finta.
Dico che non ho tempo per suonare ma non e' vero.
Dico che non ho tempo per scrivere ma non e' vero.
Dico che il lavoro che faccio non mi soddisfa ma non e' questo.
Dico che i soldi non bastano mai ma non e' vero.
Dico un sacco di cose ma non sono vere.
Non ho scampo: se mi lamento le persone intorno a me mi evitano (e forse e' per questo che lo faccio), mentre se non lo faccio comunque non risolvo la questione.
Se do la colpa al mondo maledetto brontolo a vuoto, ma se do la colpa a me stesso le cose rimangono uguali.
Ho voglia di restare solo, convinto che l'isolamento e' la cura migliore su questa terra.
Ho voglia di restare solo affinche' della mia assenza possano tutti soffrire un po' ... e contemporaneamente essere li' per ascoltar parlare di me. Con la speranza che almeno uno chiami gli altri e gli chieda dove sono finito, se sto bene ... il tutto accompagnato da "mi manca molto" o un "gli voglio bene".
Ma sono vane le speranze di chi si organizza un funerale. Oltretutto ci vorrebbe troppa faccia tosta per riapparire e dire che era tutto per finta, che non sei morto davvero. Avevi solo dei dubbi sul loro affetto.
Perche' uno non si basta da solo?
Perche' uno non riesce a vivere felice e basta?
Perche' sogniamo grandi cose quando non sappiamo come raggiungerle?
E perche' gli altri ci sembrano sempre cosi' felici e sicuri di se'?
E quante cazzo di domande farei al mio guru ... se solo apparisse finalmente, se solo la smettesse di camuffarsi da passante o vecchietta o cane o cartellone pubblicitario. Questo fottuto "maestro diffuso" che sono stanco di inseguire, stanco di decifrare.
Sono stanco, cosi' stanco da superare la vergogna e digitare su google "depressione perche'" come parametro di ricerca.
Cosi' stanco che se qualcuno mi parla dico "si" senza pensare.
Cosi' stanco da non voler piu' scegliere o scaricare musica ma semplicemente far finta di ascoltare qualsiasi playlist messa in shuffle o random che sia.
Cosi' stanco da vivere in parallelo. Ignorandomi. Ignorandoli. Ignorandovi.
E' perche' tutto questo stupido post? Beh, con qualcuno me la devo pur prendere visto che ho appena litigato per telefono con la donna.
Eh si', e non immaginate perche'? Perche' e' stufa di vedermi depresso. Di ascoltare le mie lamentele. Di sopportare con me il peso della mia profonda insoddisfazione. In piena nostalgia della mia autostima.
Ha ragione, come darle torto? Sono cosi' depresso che nemmeno saprei vendicarmi. Non riuscirei a incazzarmi con lei per le sue di depressioni. Infatti perdo apposta, cosi' posso dire a buona ragione di essere depresso.
E' un bivio e al contempo una gara. Sono depresso, che faccio? Mi spingo oltre cosi' toccato un nuovo fondo mi rialzo e torno in superficie oppure faccio finta di nulla mi compro un buddha di plastica e fingo per il resto dei miei giorni che "l'amore e' la via per la felicita'"?
Sinceramente sono troppo depresso, persino per arrabbiarmi sul serio. Troppo depresso per essere serio ... convinto solo della mia depressione.
E' un caldo cuscino nei giorni di inverno, il dolce crogiuolo delle mie pippe mentali, la vecchia e insostituibile maglietta per dormire ... dormire ... e ancora dormire.
Dormire fino a che i sogni si diluiscono in un infinito effetto psichedelico del media player.
Dormire fino a non sentire piu' alcun suono ... alcuna voce. Ne' fuori ne dentro la testa.
Dormire fino a fregarsene del giorno e della notte.
Dormire in un eterno grigio-purgatorio.
Poi ci pensi su e sai che non ti e' permesso. Chi paga le bollette? Chi va a fare la spesa? Chi porta i soldi a casa per permetterti di dormire?
Dormire come unica cura al dolore.
Dormire come anestetico locale-globale.
Dormire ... morire ... dormire ... Porcaccio Amleto!
Dormire per non fare sesso.
Dormire per non sognare.
Dormire per non pensare.
Dormire per godersi un preludio di oblio senza affrontare la paura di morire.
Dormire ... Standby.
Metti su la lucina rossa e togli le pile dal telecomando, cosi' gia' sai che non ti alzerai mai dal divano per mettere su un qualsiasi canale. Ti accontenti dello schermo spento ... riesci addirittura a fissare il tuo distorto riflesso che ti fissa a sua volta.
...
O<-<
domenica 28 ottobre 2007
sono contento anche di aver accontentato il cliente, il principale fa le bizze ma io umanamente accontento il cliente. il cliente sorride, soffre, si lamenta come me. a differenza del principale che mi impone di vendere una tripla a una povera mamma spagnola, bellissima, a prezzo maggiorato pergiunta..
il cliente soffre.. fino a ieri ero il cliente, e ora che vendo, ok, vendo, e faccio quello che vuole il principale, ma il principale paga in orgoglio, io sono uomo, il principale o impara a essere uomo oppure addio.
il principale dice letteralmente porcoddio vendi tutto e fregatene degli occhi lucidi del cliente, ma io fino a ieri ero cliente e non posso, non posso.
vendo tutto, sì, ma poi c'è il mio orgoglio, che è quello del cliente.
il capitalismo è perfetto e funziona quando tiene conto dell'occhio lucido del cliente.
tutto funziona quando l'emozione è attiva,,
grazie I., grazie villaggio, grazie S.
solidarietà
ufficio internazionale per lo sviluppo delle attività emozionali
sabato 27 ottobre 2007

A Roma c'è la Festa del Cinema ma non entro nel merito.
Di film non ne ho visti, non ho tempo per fare la fila, accaparrarmi biglietti per grandi eventi.
Vado al cinema, all'Eurcine per la precisione. Non ci sono mai stato. Faccio la piccola fila per vedere il film di Coppola, entro in una sala molto grande, siedo un po' troppo lontano e una volta tanto non sono solo.
Premessa soggettiva: Coppola (Francis Ford) è il più grande dei registi viventi
Premessa oggettiva: Coppola comincia ad avere una certa età, e di solito dopo una certa età è indiscutibile che certe facoltà vengano meno, la creatività si appiattisca. In più sono dieci anni che Coppola non gira un film. In questo tempo si è occupato di produzione soprattutto, perchè oltre che regista è anche a capo di un piccolo impero economico tutto suo che risponde al nome di American Zoetrope.
Seconda premessa soggetiva: del film non so niente, ho visto solo una locandina ma non un trailer, nè una recensione. Mi considero fortunato perchè non ho la più pallida idea di cosa mi aspetti.
Ma allora questo film è bello o no?
E' bellissimo, ma forse molto di più. E' un po' presto per tirare giudizi. Il film è molto complesso, stratificato e insegue un discorso filosofico non sempre facile da seguire.
Ma se spegni il cervello, se non dai ascolto alla parte più pedante della tua intelligenza non puoi non essere d'accordo che "Un'altra giovinezza" è un capolavoro, se non addirittura un Capolavoro, una pietra miliare, un film da amare, da rivedere, da studiare, un film raro, bello da vedere se si hanno occhi per vedere il bello.
Coppola gioca sempre con cose molto più grandi di lui, tira in ballo l'assoluto, straborda, esagera, raggiunge la profondità, viaggia su binari che non sai mai dove ti potranno portare ma è sempre un passo oltre. Fa parte di quella schiera di pochi grandissimi che hanno saputo guardare al Cinema come qualcosa più grande della vita e a ogni film come un percorso di morte, che debba contenere tutto il possibile, dire tutto, mostrare tutto, emozionare, assimilare e riassumere tutto, perchè il film è un sogno lungo due ore dal quale ti sveglierai nel momento crudele in cui si riaccenderanno le luci in sala.
Non so cosa hanno pensato gli spettatori alla prima di "Otto e 1/2". Non c'ero quando Godard cambiava la storia del cinema con il "Fino all'ultimo respiro".
Però ieri ho visto questo nuovo film e ho avuto l'impressione di stare vivendo un momento importante della mia vita da spettatore.
Il film è uscito da un giorno soltanto.
Presto arriveranno le recensioni, poi gli articoli sui giornali, poi i volumi monografici, le tesi di laurea, i dibattiti e in fine anche "Un'altra giovinezza" troverà la sua collocazione. Sono proprio curioso di sapere come andrà a finire.
Intanto, andatevelo a vedere.
giovedì 25 ottobre 2007
martedì 23 ottobre 2007

Io sono tutto scemo,
pongo su pongo noncurante
delle diverse densità
burda palla infantile
irta di alberelli voodoo
scagliata sulla parete
già tutta macchiata di grasso
come un bavaglio
e sul bavaglio una casetta
nella casa un libro
nel libro soltanto lettere
e nessun postino.
Io sono tutto cretino,
mi faccio il nido di rovi
tu svolazzando mi trovi
ma il vento non porta da me
ti seguo io allora
e sono un segugio
niente ali ed un muso
irto di alberelli voodoo
e tra gli alberi una scimmia
che ha tutta l'aria di una pulce
più si è piccoli
e più aria si ha.
Io sono un quaqquaraqquà,
mento dall'alluce al mento
la fisionomia puoi cambiarla
puoi ingrigirti i capelli
solcarti le rughe
a colpi di lento e gratuito chirurgo
solo la mente non mente
dice tutto quello che sa
come un bambino
e se non glielo permetti
scaglia una palla burda
sulla parete macchiata.
domenica 21 ottobre 2007
martedì 9 ottobre 2007
Ci sono momenti in cui vorresti far sparire una donna, ma quando pensi di esserci riuscito ... beh ti riappare da un'altra parte.
Allora la ignori, ma non ci riesci.
La sposti in un altro luogo, ma lei continua ad essere presente nella tua vita.
Ti sposti tu, ma scopri tuo malgrado che lei e' anche li'.
Allora provi a sparire, ma poi riappari sempre ... e' come trattenere il fiato. Nessuno e' mai riuscito a suicidarsi cosi'.
Accetti l'inevitabile, ci scherzi su. Sei innamorato.
Non puoi sfuggire alla donna dei tuoi sogni.
O<-<
sabato 22 settembre 2007
Lo sfacciato non teme di perdere la faccia, perchè agisce come se già non l'avesse. Chi perde la faccia non può più farsi vedere in giro.
Il ricercato è un volto su un manifesto con sotto una taglia, una foto su un fascicolo delle indagini, l'identikit fornito da un testimone. Il criminale agisce a volto coperto per non farsi riconoscere. Il criminale a volto scoperto è il criminale romantico. Anche Bin Laden sarebbe molto meno di quello che è senza la sua faccia scavata in qualche ripresa video di scarsa qualità.
Per perdere la faccia bisogna prima giocarsela; e anche se la sconfitta è umiliante può valere la pena. Soprattutto nei giochi a due. A volte bisogna perdere la propria faccia per riuscire a vedere la vera faccia di chi ti sta di fronte.
sabato 15 settembre 2007
La sera della Notte Bianca ho fatto l'unica cosa che per me potesse darle un senso e sono andato a vedere la rassegna su Antonioni alla Casa del Cinema. Sono entrato che stava finendo "Deserto rosso", sono uscito pochi minuti dopo l'inizio de "L'avventura".
In mezzo c'era "L'eclisse", l'unico film che ho visto per intero.
Antonioni mi ha sempre fatto freddo. Non ho pianto granchè la sua dipartita. Il fatto che fosse ancora vivo nonostante la paralisi e la malattia era qualcosa di penoso.
Chi l'ha conosciuto di persona, chi ha lavorato con lui, mi racconta di un uomo dall'intelligenza e dalla cultura vastissima.
Tra le cose che mi sono piaciute del film:
1_ la Vitti, regina drammatica con scoppi di umorismo straniante.
2_Alain Delon, dalla bellezza invidiabile, marionetta frenetica. Il suo personaggio non compare subito ma si insinua poco a poco nella storia. Confesso che nel buio della sala ho più volte desiderato in gran segreto di essere affascinante e sfacciato come lui.
3_il bianco e nero del grandissimo Gianni Di Venanzo, uno dei più grandi maestri della fotografia per il cinema del dopoguerra.
4_il sapore del film che oscillla nella sottile linea tra la realtà e l'irrealtà che a volte sa di notte, altre volte di sogno arido al confine con la malattia mentale . La visceralità onirica di Antonioni è più problematica per carattere di quella vitale e dionisiaca di Fellini, ma raggiunge esiti profondissimi.
Il genio di Antonioni è stato quello di essere stato inimitabile. Il suo cinema è difficile ma senza compromessi o strizzate d'occhio.
5_la Roma svuotata del film, il quartiere riconoscibilissimo dell'Eur. Ho l'impressione di essere stato più volte proprio in quei luoghi esatti. La protagonista abita a Via dell'Umanesimo, 381.
Qualche anno fa ho conosciuto una donna portoghese che vive da più di dieci anni in Italia. Mi ha raccontato che prima di trasferirsi tutto quello che conosceva del nostro paese erano proprio i film di Anonioni e Fellini che confondeva con l'Italia intera.
Mi ha fatto sorridere.
Ho ripensato a lei la mattina dopo la Notte Bianca.
Mi è venuta voglia di prendere la macchina e farmi un giro all'Eur cercando da quelle parti una traccia- se ce n'è ancora, ammessa che ce ne sia mai stata- della magia di un film di quarant'anni fa.
venerdì 31 agosto 2007

mercoledì 29 agosto 2007
E' la coda che ti vive, è il blog che ti scrive, è l'oggetto che ti pensa.
Mi sono chiesto, allora, mi sono chiesto se poi possano cambiare le cose, almeno in parte, almeno un po', quando smetti di lasciare che le cose ti pensino e inizi a pensarle sul serio.
Inizia col pensare, ad esempio, che sei in grado di pensare. Diciamo che sei condannato a farlo ma la condanna non è mai nell'opportunità, la condanna è nella costrizione, giusta o ingiusta che sia. E allora lasciarti pensare è una condanna, ma prendere sul serio il pensiero e metterti a pensare significa dare all'opportunità il valore che merita. Che poi le qualità che hai non devi metterle a frutto, devi semplicemente metterle in moto. C'è un solo modo per farlo, ed è smetterla di aspettare che le qualità mettano in moto te, perché potrebbe non avvenire mai. E' come attendere che un giorno, al risveglio, ogni cosa sia chiara come l'acqua chiara. E' assai probabile che non accada mai, e ad ogni modo può accadere e non accadere, cinquanta e cinquanta.
E allora svegliati un giorno e osserva l'acqua. Se l'acqua non è chiara sarai in grado di capire perché non lo è. Se l'acqua non è chiara non devi lasciare che ti beva. Ma questa metafora non mi porterà lontano.
La volontà è un'arte piena zeppa di futuro.
Se hai una poesia, non lasciarti recitare, scavala nel sasso.
sabato 18 agosto 2007
Ce l'avra' forse col fatto che parlo e mi muovo in maniera imprudente. Gli oggetti hanno pesi diversi, bisogna ponderare i gesti.
Andro' a dormire, scacciando di peso Tina dal mio letto.
Ci andro'. Ma non perche' sia tardi, non perche' abbia sonno. Solo perche' ho voglia di sentire la differenza tra oggi e domani, tra oggi e ieri.
Ogni mattina, da qualche tempo a questa parte, mi sono pesato, prima di colazione.
Da domani, da oggi, vorrei pesare tutto il resto, tutto quello che non sono costretto a portarmi addosso.
venerdì 17 agosto 2007
giovedì 16 agosto 2007
mangia sempre poco meno o poco piu' ma mai precisamente quel che gli si da'. Se gli dai una mano capovolge il secchio dei rifiuti e semina cartacce mozze ai quattri venti. Sara', non e' il mio gatto quello, quello e' il tuo. Ma i gatti sono tra loro tutti simili, altrimenti non li chiameremmo tutti gatto. I gatti hanno un nome se gliene dai. Senno' i gatti fanno tutti miao e tra loro si chiamano miao.
Il gatto e' curioso. Curiosity Kills the Cat, ho sentito dire.
Azzope'. Si' (avrete notato che mi mancano le lettere accentate), bisogna piantarla con la curiosita'. Il gatto va ucciso ma la curiosita' uccide il gatto soltanto dopo sette vite e nove code. I titoli di coda, o di testa, e comunque una volta per tutte, dichiareranno che ogni riferimento a fatti accaduti o persone esistenti e' puramente casuale. Ma non puo' essere vero. Non e' il caso.
Ha ragione Pio'tr a dire che cercando non sempre si trova qualcosa ma pur sempre qualcosa si perde.
Uscito dal lavoro m'ero ripromesso di riposare e invece ho ritrattenuto. Finche' non ti pagano il lavoro sembra un gioco stupido. Quando ti pagano ti chiedi se davvero fosse necessaria la tua forza per fare quel che si e' fatto. Lo stipendio sembra un regalo di quelli inutili, tipo una cornice d'argento.
Serviva proprio che lavorassi io? Non bastava la forza degli altri? E perche' dirmi quanto vale la mia forza senza trattenute? Posate le trattenute, trattenete le posate, a tavola. E' la pausa pranzo. L'ora d'aria. Non torno, lavorate voi per me, questo direi ogni volta.
E io frattanto andrei a fare due passi in citta', una citta' a caso. Anche sotto la canicola, che importanza ha. All'occorrenza rientro al lavoro e mi godo l'aria condizionata. Aria condizionata sembra un sinonimo di liberta' vigilata. Non ci avevo mai pensato.
martedì 7 agosto 2007

Le parole sono importanti? Dipende per chi. Nel momento in cui non riesci ad esprimere a parole uno stato d' animo, magari particolarmente turbolento, aggravi una crisi già in atto? Oppure stai già filtrando attraverso canali non convenzionali la tua angoscia?
Le parole sono importanti. Per me. Adesso. Quelle giuste, quelle che permettano magari soltanto a me davanti allo specchio di di far arrivare alle mie orecchie e al mio cervello, quindi ad uno stato conscio, pensieri turbinanti e spessi come coltri invernali.
Per superarli ci sarà poi tempo, presumo.
Cercherò, butterò giù qualche schema di parole incrociate e nel frattempo fumerò dieci sigarette davanti ad una planimetria della Tessaglia antica.
Salud a tutti.
sabato 4 agosto 2007

domenica 22 luglio 2007
l'impazienza è sentire col dito se l'acqua va bene per buttarci la pasta. la debolezza è avere sete e bere cose ghiacciate.
l'umore tiepido, come ogni giusto mezzo, fa bene alla pelle.
martedì 17 luglio 2007
mercoledì 11 luglio 2007
lunedì 9 luglio 2007

Ad ogni modo la canzone la trovi, ciascuno trova le sue, i più attenti trovano le più belle, ma le più belle non tutti le capiscono. I più fortunati trovano quelle che tutti capiscono, e diventano ricchi. I più aprono un myspace.
giovedì 5 luglio 2007
Sento dire, infatti, che dimentichiamo i sogni al risveglio, che ciò che ricordiamo è ben poco in confronto a quello che abbiamo sognato. E i sogni dimenticati sono solo di chi li fa, ahimene. Oppure, magari, vanno nel gran calderone del mito. Vanno ad aizzare il fuoco degli dei o ad ingegnare il piglio di chi lo saccheggia. Hybris.
Questo invece sentii dire da un tipo con gli occhiali, anni fa, a proposito del concetto di cultura (personale): essa è ciò che rimane quando dimentichiamo tutto quel che abbiamo imparato. Bravo. Fatto è che io ricordi bene questa frase, e giusta o ingiusta che sia, è parte della cultura mia.
Come si chiama invece quel che resta, all'alba, quando abbiamo rimosso in massima parte il "sognàme"? Boh, si chiama.
Alle 10 di oggi ho un esame. Ho dimenticato tutto ciò che ho letto. Vado a letto. Quel che mi resta in testa non mi sarà sufficiente, forse, a sbarcare un sorridente sigillo sul verbale. Ma se mi resta un pezzetto di sogno attaccato agli occhi, state certi che dirò boh e andrò di punto in bianco a farmi una passeggiata tra gli scassami di questa città chiatta di sole. Ho bisogno di pentirmi di qualcosa, e il sudore mi darà una mano.
Mentre l'amata mia mi parla in sogno, e sa soltanto lei cosa mi dice.
lunedì 2 luglio 2007
mercoledì 27 giugno 2007

sabato 23 giugno 2007
Sono certo che il sonno mi avvicini alla vita del gatto; sì, capisco perché i gatti dormono tanto, e non solo di notte. I gatti hanno una vita intensa anche quando non fanno un cazzo, i gatti è gente surrealista.
Dormire di pomeriggio è diverso che di notte, senti il mondo che ti veglia addosso, sei avvolto da una nube elettrica, sei un ascoltatore privilegiato di quello che avviene tra le note di un gingle televisivo, nelle pause che scandiscono il frinire della cicala. La cicala smette, e tu sei sveglio. E di solito, da sveglio, ci sono gli uccelli.
giovedì 21 giugno 2007
Ma del resto il sole è giallo, no?
Certi blu, poi, sembrano neri. Blu non è neanche una parola latina. La radice è germanica: blaw; in francese diviene bleu, in ispagnuolo antico è biado, che vale ceruleo, azzurro; sbiadito ha lo stesso etimo. E' lecito considerare azzurro anche quel blu che tende al nero. Ma è piuttosto il nero che tende al blu, o al grigio. Perché il nero non dura. Il nero è assenza di colore, dicono, il nero non è credibile.
Dice: la vedo nera.
Vedi nero quando c'è poco da vedere. Se guardi bene si vede: si vede che è di un altro colore. Magari non rosa, il che significherebbe che va tutto per il meglio. Ma nero no di certo, ché tra rosa e nero ci sono mille sfumature, e le strade che portano da un colore all'altro, o meglio dal non colore al rosa, possono essere innumerevoli, puoi passare attraverso qualsiasi colore, tanto tutti i colori sono suscettibili di tendere al nero, così come il nero è capace di tendere a qualsiasi colore seguitando ad atteggiarsi a nero. L'importante e non metterci la mano sul fuoco, ché poi ti si annerisce, e brucia e duole.
Vedi però? Il fuoco. Si dice rosso fuoco, ma il fuoco rosso non l'ho mai visto, tranne quand'è fuoco d'artificio. Tutt'al più è giallo, il fuoco, o arancio, o anche tendente al bianco. Quello della macchina a gas a volte è blu. Non è suggestivo? Il fuoco blu.
Il bianco poi, ah. E' un po' come il nero, ma dicono che non è assenza, ma compresenza di tutti i colori insieme. Non è proprio così, ma meglio semplificare. Eppure anche il bianco a lavarlo male diventa altro. Se lo lavi coi colorati a temperature troppo alte diventa altro; capita che diventi rosa. Ma un rosa improponibile, che non te lo puoi mettere addosso. Neanche se ti sei affezionato alla maglietta.
E a questo punto mi sembra evidente che le cose non siano mai bianche o nere. Non sono mai né bianche né nere. Questi sono colori, o non colori, che non durano.
Vado sotto le lenzuola; è buio ma la mia scrivania è illuminata da una luce verde che si spande timidamente un po' in tutta la stanza. In queste condizioni di luce non so dirvi di che colore sono le lenzuola; nere no di certo, anche se mi piacerebbe [:)]
Ma bianche nemmeno.
sabato 16 giugno 2007
La musica invece è sempre più forte e chiara, e ci son volute orecchie nuove. Le mani confidano nelle orecchie, quando le orecchie sono buone davvero.
Nuovi pure gli occhi, che siano degni di un sorriso anch'esso nuovo e ogni giorno più luminoso. Un sorriso a cui sento di non voler rinunciare per nessuna ragione al mondo. Lo ricambio con un altro sorriso, che non vedo perché è mio. Però lo sento affiorare sulle labbra e oltre, e dicono che anche il mio sia luminoso, e buffo, a volte.
giovedì 7 giugno 2007
C'è un semaforo, sulla Tuscolana, cinquecento metri prima dello svincolo del raccordo, c'è un semaforo, dicevo, che è sempre rosso. Ed è lì che volevi arrivare. Uno si ferma lì e tutto quello che puoi fare è piangere. E' li che volevi arrivare. E una volta lì c'è tutto il tempo di sfilare le cose più malinconiche che hai e rimetterle in fila in un discorso ipotetico, il Discorso Definitivo. Si dà il caso che una macchina ti si affianchi, e dentro c'è qualcuno che ha desideri simili ai tuoi, e forse anche lui sei tu. Ma tu stai piangendo, il pudore si trasforma in una mano che passa a sganciarti le lacrime dai bulbi per annegarle nei calzoni. Quanti umori si nascondono tra le fibre dei calzoni di un uomo, e non ridete.
Forse c'è anche la radio accesa, ma chi se ne importa. Le orecchie stordite di un batterista, di notte, impastano la radio con il resto, in un flusso stridente, stordente ancora. Quasi non ti avvedi che il cellulare sta bofonchiando, con l'insistenza di un bambino stupido.
- Pronto.
- Ciao.
- Chi è?
Lo sai benissimo chi è.
- Volevo avvertirti che il semaforo è verde.
- Piòtr.
Lui.
- Imbocca il raccordo ed esci sull'Appia, te la fai tutta fino a piazza re di Roma. Di lì prendi via Cerveteri ed è capace che ti ritrovi a piazza Tuscolo, e poi di lì ti ho insegnato come si arriva a plaza Caballeros del Trabajo.
- Che devo fare stavolta?
- Stavolta resta davvero su un pavimento surreale. Se ti siedi e ti fai fare un caffè hai finito i giochi, te l'avevo già detto quella volta e non mi hai dato retta. Sotto lo zerbino trovi anche le chiavi del terrazzo.
- Quelle mi mancavano, Piòtr, le chiavi del terrazzo. Ah, ma se stavolta ci sono le chiavi del terrazzo, allora tutto a posto, allora è fatta.
- Mucha mierda.
E attacca.
E io so solo che il Discorso Definitivo non l'ho dimenticato. Ma gli ho cambiato il titolo, e il titolo non ve lo dico, perché mi piacciono le cose non dette, perché sono le uniche che ancora si debbano dire.
domenica 3 giugno 2007
Il fatto è che anni fa una cosa del genere l'avrei scritta su un'agendina, un taccuino di quelli che ho ancora, ne ho più d'uno, di quelli che periodicamente perdo e che ritrovo sempre troppo tardi, quando già ho comprato un taccuino nuovo. Ed ecco perché i miei taccuini sono tutti vuoti per metà o più. Il fatto è che ora scrivo qui, e anche se nessuno legge non posso proprio evitarmi un po' di censura.
E mi chiedo se questo non mi porti a ragionare e vivere in modo diverso, in modo censurato. Tutti oramai hanno uno spazio pubblico, un myspace, un blog, tutti. E mi chiedo se questo non impigrisca l'esigenza di una vita segreta. Perché tutti hanno un myspace e tutti hanno una vita segreta. C'è il rischio di sprecare più fantasia sull'uno che sull'altra.
venerdì 1 giugno 2007

martedì 29 maggio 2007

Beluga - Tante cose non sono dette




