Caro higuerra, dopo la nostra lunga dissertazione relativa all' ultimo album di Max Gazzè, ho ascoltato più volte il disco, per capire se il mio giudizio fosse stato affrettato. Macchè. E' inutile. Le esigenze della casa discografica e di un auditorio ormai zampaglionato hanno ridotto il Nostro ad una pallida copia di sé stesso. Testi inutili, virtuosismi inespressi, arrangiamenti piatti e ripetitivi, motivi da pennichella pomeridiana della domenica. Salviamo almeno " il solito sesso", va. Caruccia, caruccia, ,ma.. niente di più. Insomma, in questo perido di marasma politico, dopo aver deciso di non andare a votare il prossimo 13 aprile, speravo che almeno il buon max mi offrisse un rifugio musicale sicuro.
e' ora di rituffarsi negli anni settanta.
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martedì 18 marzo 2008
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