sabato 15 settembre 2007

Cercando la Roma di Antonioni

La sera della Notte Bianca ho fatto l'unica cosa che per me potesse darle un senso e sono andato a vedere la rassegna su Antonioni alla Casa del Cinema. Sono entrato che stava finendo "Deserto rosso", sono uscito pochi minuti dopo l'inizio de "L'avventura".
In mezzo c'era "L'eclisse", l'unico film che ho visto per intero.
Antonioni mi ha sempre fatto freddo. Non ho pianto granchè la sua dipartita. Il fatto che fosse ancora vivo nonostante la paralisi e la malattia era qualcosa di penoso.
Chi l'ha conosciuto di persona, chi ha lavorato con lui, mi racconta di un uomo dall'intelligenza e dalla cultura vastissima.
Tra le cose che mi sono piaciute del film:
1_ la Vitti, regina drammatica con scoppi di umorismo straniante.
2_Alain Delon, dalla bellezza invidiabile, marionetta frenetica. Il suo personaggio non compare subito ma si insinua poco a poco nella storia. Confesso che nel buio della sala ho più volte desiderato in gran segreto di essere affascinante e sfacciato come lui.
3_il bianco e nero del grandissimo Gianni Di Venanzo, uno dei più grandi maestri della fotografia per il cinema del dopoguerra.
4_il sapore del film che oscillla nella sottile linea tra la realtà e l'irrealtà che a volte sa di notte, altre volte di sogno arido al confine con la malattia mentale . La visceralità onirica di Antonioni è più problematica per carattere di quella vitale e dionisiaca di Fellini, ma raggiunge esiti profondissimi.
Il genio di Antonioni è stato quello di essere stato inimitabile. Il suo cinema è difficile ma senza compromessi o strizzate d'occhio.
5_la Roma svuotata del film, il quartiere riconoscibilissimo dell'Eur. Ho l'impressione di essere stato più volte proprio in quei luoghi esatti. La protagonista abita a Via dell'Umanesimo, 381.
Qualche anno fa ho conosciuto una donna portoghese che vive da più di dieci anni in Italia. Mi ha raccontato che prima di trasferirsi tutto quello che conosceva del nostro paese erano proprio i film di Anonioni e Fellini che confondeva con l'Italia intera.
Mi ha fatto sorridere.
Ho ripensato a lei la mattina dopo la Notte Bianca.
Mi è venuta voglia di prendere la macchina e farmi un giro all'Eur cercando da quelle parti una traccia- se ce n'è ancora, ammessa che ce ne sia mai stata- della magia di un film di quarant'anni fa.

4 commenti:

daniela ha detto...

Ci speravo in un tuo post da queste parti. Non sai quanto manca la tua scrittura.
Anch'io sono passata alla Casa del Cinema la sera della Notte Bianca. Ma non ho visto films.
Non sono riuscita a vedere nulla in realtà, ma l'avevo previsto. L'Eclisse non lo conosco, e tu mi hai fatto venir voglia di vederlo, fosse soltanto per la bellezza sfacciata di Alain Delon e per l'atmosfera notturna, malata, onirica: è proprio quello che ora mi manca dopo tanto averlo scansato. Non si è mai contenti. Ciao Christian.

Prisma ha detto...

Dani, mi hai preceduta ;-) E mi leggi nel pensiero...

Al tuo commento aggiungo solo che di Antonioni ho amato molto Professione Reporter. Una Barcellona misteriosa e ancora incontaminata... Un'immagine su tutte: la Casa Milà, detta anche La Pedrera, con la sua architettura unica.

E Alain Delon lo ricordo bellissimo e intrigante in Rocco e i suoi fratelli. Memorabile la scena girata sul Duomo di Milano.

Unknown ha detto...

Caro K bentornato ... un giorno mi spiegherai perche' hai chiuso il tuo blog eppure avevi promesso id amarci tutti a noi maledetti.
Quel giorno ti prestero' i miei libri su Antonioni.
Ti dico solo che ho visto tutta la filmografia (a volte dormendo) in 3 annualita' con Lino Micciche' al DAMS e capisco perche' te ne sia andato all'inizio de "L'avventura".
In Antonioni cerca sempre di scovare cio' che scrive con la m.d.p. E' come un discorso parallelo a quello proposto nel diegetico.
BAK

ps. Il mio preferito? Zabrinsky Point ... ma ci si arriva per gradi se no non lo si comprende a fondo.
pps. La scena piu' intensa? Il finale di Blow Up.

Anonimo ha detto...

"C'e' stato un tempo in cui Roma d'agosto si trasformava in una sorta di fucina di film, in una industrializzata Hollywood formato ridotto. Gli attori non andavano in vacanza, facevano il week end a Fregene o a Castiglioncello e l' estate segnava il tutto esaurito a Cinecitta' . "Agosto . dice Mario Monicelli . era un mese ideale per lavorare. C' era molta meno gente in giro, gli esterni erano piu' facili. Ricordo il mio film "Donatella" con Elsa Martinelli, tutto girato in esterni, dal centro storico ai quartieri limitrofi. Oggi, a parte i costi proibitivi di un simile prodotto, sarebbe impossibile da realizzare in una Roma intasata di macchine anche in estate. C' e' stato, invece, un tempo in cui il gusto di girare all' aperto della commedia italiana trovava ad agosto scenari ideali. [...]

"Quando girai "Domenica d' agosto" . racconta Emmer . Cinecitta' ospitava Toto' vestito da sceicco, le "Bellezze in bicicletta", il "Cristo proibito", "L' amante Musolino" ...Il film mi era venuto in mente proprio osservando la citta' in estate, cosi' diversa da quella di oggi. Come l' Italia sia cambiata appare evidente, piu' che con qualsiasi altro confronto, proprio rivedendo i vecchi film. La storia del copione, che scrissi con Franco Brusati, Giulio Macchi e Cesare Zavattini, si snoda nel ferragosto di una Roma svuotata. La gente d' ogni classe sociale e con ogni mezzo di trasporto prende d' assalto le spiagge di Ostia. I tanti bozzetti corrispondevano perfettamente all' estate romana in citta' , quando sembrava impossibile che potesse arrivare "la seconda Repubblica" di oggi in cui tutti, il cinema compreso, cercano di restare a galla". "Allora, spesso . prosegue Emmer . non lasciare Roma in estate era una scelta mentre invece, oggi, con la recessione, e' una rinuncia da perdenti, una penitenza. I veri romani un tempo assaporavano la loro citta' proprio a ferragosto e c' era sempre, senza folclore, a Piazza Vittorio il cocomeraro. [...]

GIOVANNA GRASSI, (16 agosto 1993) - Corriere della Sera