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lunedì 29 settembre 2008


in risposta ad un commento di Haikel

memore anch'io dell'esperimento di sostituire l'audio di Persona di Bergman col cd degli Air (ora non ricordo quale), ti invito a tentare al più presto l'inverso: ascoltare l'audio originale di un film guardando le immagini di un gruppo che suona. anche se, a pensarci bene, è meglio ciò che fai tu, appunto, dormendo alle proiezioni, e lasciando che l'audio di un film commenti i tuoi sogni. 
ma in tutto ciò: che ruolo e che peso ha la poltrona su cui posiamo il culo, e i braccioli che tanto ristoro danno alle stanche braccia proletarie dell'avventore medio dei multiplex? e l'odore di deodorante e popcorn che si spande nella sala? e i maleducati che commentano ogni battuta o i feticisti che vanno al cinema nella speranza di essere risucchiati dallo schermo? e il supplizio latente dell'aria condizionata? e il biglietto che hai pagato per assistere allo "spettacolo", quando la vita dura di più, è tridimensionale, mille volte più sinestetica e travolgente, suscettibile di scelte, variazioni in fieri e possibilità di riscatto se un "finale" non ci piace, ed è gratuita?
è solo retorica, lo so, ma in fin dei conti cosa non faremmo per riempire gli spazi vuoti!

venerdì 5 settembre 2008


Nietzsche che dietzsche, boh.

quando sei addentro alla ricerca non hai più bisogno di cercare, ché le cose ti trovano senza che tu faccia nulla. e così mi capita di scegliere libri a caso, e a caso trovarvi frasi che mi spalancano spazi in cui rinchiudere il mostro che vaga entro la mia testa, passi illuminanti su discorsi prima oscuri o vaghi, stringate e utilissime vulgate intorno a problemi altrimenti leopardiani.
ma questo non c'entra granché. stasera, per una volta (forse la prima) ho in mente quello che devo dire prima di incominciare. ho appena fatto sparire in una smorfia un bicchiere di acqua fradicia, il che non farà che facilitarmi la discesa.

riflettevo poco fa, percorrendo a piedi il breve tratto di strada che va da casa mia a casa di mia madre, su come io mi senta inesorabilmente identico a me stesso. da sempre e, presumo, per sempre. del futuro non si può parlare, ma si può parlare -con un tocco di cinica e financo prosaica veggenza- del divenire che ciascuno di noi "contiene". di questo sempressente cui siamo condannati manco fosse una pelle, e con la pelle un odore.
l'immagine che mi è venuta in mente è quella d'un sistema di vasi comunicanti. ho ricordato che quando avevo i soldi per fare certe cose credevo di non avere il tempo, quando avevo il tempo non avevo il bisogno, quando avevo il bisogno non avevo la maturità; e ora che ho la maturità non ho niente altro.
come potete ben vedere, si tratta ogni volta dell'opposizione di un fatto oggettivo a un qualcosa di soggettivo; tanto per chiarire, nell'ultima coppia il termine soggettivo è la maturità.
corre dunque il sospetto che l'indomani contrapporremmo un copioso niente -il niente è pure qualcosa su cui contare, nella vita- alla freschezza psicofisica che viene meno. e ci ritroveremmo con un bel palmo di naso.
un tempo avrei cercato -nella seconda parte del post- le soluzioni al problema, a questo sfasamento che è la mia personalissima impasse. mi arrischierò invece a citare Nietzsche a memoria, col rischio di essere davvero inopportuno.
Nella Nascita della tragedia si parla a lungo di Socrate. a un certo punto, per farla breve, Socrate schiatta; sceglie per sé la morte di fronte all'alternativa dell'esilio, persuaso che dovunque vada, per via del personaggio scomodo che è, gli si riserverebbe il medesimo trattamento. Il pessimismo di Socrate, tutt'altro che proverbiale, consegna a Nietzsche una conclusione accattivante: l'ottimismo è cosa mala e ingiusta poiché è il sentimento della decadenza. mentre il pessimismo è laddove c'è il fuoco, è il sintomo vivo e scalpitante di un mondo e di un tempo che cambiano. è angoscia senza rassegnazione.
mi rifaccio, per concludere, ad un articolo che haikel ha pubblicato qualche tempo fa su mom; cito anche qui a memoria, e quindi vado di libero indiretto, e cioè che in pratica l'addensarsi delle occasioni d'errore su un determinato lasso di tempo è il sintomo di un cambiamento imminente.

Spero di sbagliarmi.

mercoledì 16 maggio 2007



REPETITA IUVANT