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venerdì 21 novembre 2008

Il mio Zegna per un Cavalli 0.1

manca l'introduzione (e magari fosse solo quella). e sono certo che se mi metto a scriverla qui mi viene di getto. quel foglio elettrico pallido e cangiante mi terrorizza. non è che mi terrorizzi: mi annoia in modo absurd. questo foglio elettrico no. non mi fa effetto. mi dà noia, forse, ma una noia più soft, meno pallida e più pastello.
di carmelo bene ho detto poche cose nella tesi. ho scavato con insistenza in pochi punti. le parole chiave del titolo sono tre, e nell'introduzione parlerei di questo, di queste tre parole.
c'è il corpo, il corpo abusato, esibito, ostentato, poi sfinito. poi svanito. svanito in una gabbia di vetro o di cristallo.
c'è il cristallo, il velo, la gelatina. l'immagine cristallizzata è oscena, è per sempre, condanna la performance, la scalza via dal palco e la dà all'ostensorio, all'oblò, al quadro, alla prospettiva imposta della rappresentazione. dal cinema la rappresentazione non puoi toglierla se non togli il cinema.
c'è la voce, ed è tutto.

domenica 5 ottobre 2008


Silenza


Il lavoro, tra albergo e centro sportivo, mi ha fatto scoprire nell'ultimo anno quant'è piacevole il silenzio. Quando si lavora. Ossia, quant'è bello non lavorare quando si lavora.

Ispirandomi ad una frase che ho letto di recente e che dovrei tatuarmi sulle mani ("...a voi manca il coraggio di dire 'io sono...' o 'io voglio'. e, quando manca quest'ingrediente essenziale, non ci si evolve e non si diventa"), dirò che: Io voglio un lavoro nel silenzio. Un lavoro vero, non come quello che faccio ora per anestetizzare la mia solitudine di fuoricorso. Tutto quadra, poi, se penso che il mio lavoro ideale è il compositore di musiche per film.

Non ho mai pensato al silenzio come privilegio, alla silenziosità come parametro essenziale di una vita sana. Intendo dire: il privilegio di poter decidere di stare nel silenzio. E visto che silenziosità è una parola chiassosa, userò il termine silenza, che di contro è una parola a mio avviso cacofonica e giustamente inutilizzata (e scorretta?)

Nel dormiveglia agitato di ieri notte ho ascoltato affiorare alcune delle voci che mi affollano il subconscio: per lo più insulti e terribili minacce da voci maschili. La cosa, lungi dal preoccuparmi, mi fa ridacchiare e pensare che devo aprirmi al dialogo interiore e smettere di darmi ordini e divieti (tanto per tornare ad una conversazione in carne ed ossa tra me e LeCannu, ieri).

Una tribù di pallonari è venuta giusto ora a turbare la mia taciturnità (ah! altra parola di rara bruttezza; dirò taciturnia). Hanno pretese che non potrò soddisfare. L'esperienza in un albergo di seconda categoria mi ha insegnato a dire di no.

Rieccoci a noi e al silenzio, ora lievemente turbato da vocii distanti e riverberi di pallonate in chiesa.

Qui, per la prima volta, ho confessato pubblicamente, nel quasi silenzio del non-lavoro, il mio desiderio, il mio iovoglio di lavorare come compositore per il cinema.

Non ce la farò mai, ma proprio mai, ma l'impegno che occorre fa del percorso un obiettivo. La mia vita ci guadagnerebbe in silenza.