martedì 27 marzo 2007

Dolce Infanzia.


Come quando da piccoli si giocava a far le trottole.

Cadere senza mai toccare terra, cadere, cadere, cadere …

Il mondo attorno a noi, vorticoso.

Come piccole stelle facevamo risplendere i nostri sorrisi, inebriati di gioia.

Sdraiarsi poi a terra con la mente in moto perpetuo,

a respirare .

giovedì 22 marzo 2007


C’era una volta un pezzo di legno. Il re lo porse alla sua serva che lo piantò in giardino. Ne crebbero fagioli che la figlia del re ingurgitò bulimicamente; cadde addormentata e dopo sette anni ecco un tipo con un cappello, falde larghe ed una grossa piuma azzurra. Bacia la ragazza, qualche nano spia da dietro gli alberi; arriva un messo e grida a tutta voce che il pezzo di legno è secco, non c’è niente da fare. La ragazza si sveglia, non si sa bene per quale ragione. Il messo corre dal re il quale alla notizia crepa sul colpo. Gli rimane in bocca un morso di pasta di mandorle. La regina si specchia avidamente e ordina che sua figlia sia portata al suo cospetto a cavallo di un elefante. La servitù rifiuta; a qualche chilometro dal castello un falegname intaglia mobili per un suo amico molto ricco. La sua lampada ad olio spande d’improvviso una luce rossastra e il falegname si addormenta. Al suo risveglio è un lattaio e sta mangiando una banana davanti alla sua bottega; gli si avvicina un tipo col cappotto a quadri e parlano del tempo. Si mette a piovere e i due non ci fanno caso. Un cane piscia in un angolo e nessuno lo vede.
Qualche anno dopo un bambino passa davanti alla bottega e la trova chiusa; c’è un cartello che spiega tutto ma il bambino non arriva a leggerlo; passa un camion e lo investe. Il camionista non se ne avvede. Due o tre chilometri più avanti imbocca la tangenziale; si fa sera, il camionista si ferma a dormire in una piazzola. Sogna di essere la figlia del re di Spagna che mangia mandorle, sdraiata in giardino; anzi le mastica soltanto, ne viene fuori una pasta che utilizza per plasmare piccoli insetti. Il gigante dai piedi d’argilla passa di là e la calpesta come se niente fosse. Un gigante più gigante schiaccia il gigante, e così per due o tre volte ancora, finché l’ultimo dei giganti non sbatte il cranio sul soffitto. In cucina c’è sua moglie che prepara una zuppa leccandosi i baffi; sente un rumore e guarda fuori dalla finestra. Sono le 4 del pomeriggio. Un bambino zompetta in strada con un lecca lecca in mano. Pensa che preferirebbe dello zucchero filato.
C’è un uomo che scrive a macchina nella casa di fronte; non si vede ma si sente; una luce gialla lo aiuta nell’impresa; alza lo sguardo e di fuori c’è una grande insegna al neon. Si chiede perché invece di scrivere non scende in strada a girare un documentario sulla spazzatura. Poi si alza e va a pisciare. Quando torna a scrivere trova che la sua storia è cambiata. Parla di una principessa che intaglia mobili a tempo perso per una sua povera amica. L’amica povera mangia farfalle e beve acqua di fonte. Veste di foglie di betulla e d’inverno dorme davanti ai bocchettoni dell’aria della stazione del treno. Prende un treno ogni tanto e va a trovare le sue amiche principesse di reami vicini; chi le regala un vestito, chi un leccalecca, ci rimedia sempre qualcosa. Un giorno sale il controllore e la porta via con sé per ovvie ragioni. Mangiano insieme al ristorante “I tre fratelli”; il conto lo paga l’oste che è un vecchio amico; una volta faceva il falegname. Di fronte al suo negozio c’era una latteria ma aveva chiuso quando un camion c’era entrato dentro per errore. Allora il lattaio s’era messo a fare l’equilibrista presso il circo più grande d’Europa. Un giorno facevano uno spettacolo a Mosca e il domatore di bestie s’era sentito male. Così al posto del suo numero ci avevano messo uno spogliarello.
Una donna sui cinquanta fila lana fischiettando motivetti anni venti; suo nonno al piano di sotto gioca con una motosega e una sedia. Il suo cane parla bene l’italiano ma non se la cava con le lingue germaniche. Il gatto sta per i fatti suoi ma pensa all’ultimo film che ha visto e alla possibilità di farne uno per conto proprio. Entra in scena una bambina con un pezzo di pongo fra le dita; lo plasma a forma di gigante e poi lo butta a terra e ci salta sopra.
Lo scrittore capisce che se continua a rileggere quello che ha scritto sarà costretto a ricominciare daccapo la storia ogni volta. Allora gli viene fame. Mangia una pizza e beve del vino fatto con le bustine. Gli piomba in testa l’idea del succo d’arancia. La verità letteraria è fatta anche di questo, dice tra sé e sé, ma non sappiamo a cosa si riferisca. Nel frattempo, in un’altra dimensione Higuerra sta commentando il post di un vecchio amico, tuttavia più giovane di lui.

martedì 20 marzo 2007

Devo inventare una tesi di laurea. Diversi mesi fa avevo un'idea. Mi sembrava fosse una buona idea; era invece un contenitore suggestivo, destinato, a quanto pare, a restare tale (e perciò
vuoto). Al di là della possibilissima vacuità dell'argomento in sé, il fatto d'avere un indice da seguire era per me -studente brillante nei risultati quanto sporco nella co(no)sc(i)enza - motivo sufficiente a credermi ad un passo dalla risoluzione del macchinoso melodramma universitario. L'indice l'avevo stilato assieme ad un giovane docente avventuroso, precario e forse incompreso. 'Na cosa, n'antra, 'nsomma resto senza relatore, lo fanno fori, gnente. Si cerchi un altro, c'è gente competente presso il nostro collegio didattico.
Dico sì, babbè, cambio relatore, mica cambio tesi. E scopro che il DAMS, il buonmercato dei sogni ad alto tasso di fracassabilità, ha avuto una svolta pragmatica: basta con la paccottiglia intellettuale, abbasta con la psicodialisi, e che è, basta co' ste cose de cinema e morte, cinema e mito, mito e moto, motori e tv, tivvù e scecspir, la tesi dev'essere spendibile. 'Aspita, che novità assurda. La mia tesi no, non lo è, non è spendibile, non è impresabile, non è marketabile, non è cetimpiegatiziabile, non è buonopastabile, quindi stop. Un professore con una tosse molesta che ti passa pure la voglia di dire "salute" mi dà una serie di "suggestioni" alternative, roba da spaccarsi un palo in mezzo in mezzo agli occhi e rimanere così come una lampadina accesa nonostante sia mattina. Un altro - per invidia, io sospetto, del mio buonumore e della mia modesta bellezza - mi insulta ripetutamente, neanche stringergli la mano e arrivederci, anzi, proprio a mai più. Di quella tesi mi passa la voglia. Mi passa la voglia di tutte le tesi del mondo.
Scriverò per forza di cose due cazzo di righe su un qualche argomento di merda, a scarso contenuto di ikea. Mi immagino di discutere quelle due righe in quattro parole, con sei persone pagina settesettesette, clinicamente morte, un bel giorno caldo, silenzioso se non fosse per quel cicaleggio giallo e bruciato, assiepato lì, da qualche parte, oltre il tavolo coi rinfreschi, in prossimità di una vita post universitaria che - tardi è tardi, d'accordo - ha da venire, e allora almeno uno fa un sospiro e dice: almeno.
Qui c'è l'attesa, che spesso non serve. C'è sempre qualcosa da fare nel frattempo, volendo. I frattempi sono la gran parte del tempo, quindi meglio sapere cosa farne. La Philip Morris ci campa, su questa cosa dei frattempi.
E uno sta l' a fumare una sigaretta e non si avvede. Perché spesso è nei frattempi che accadono gli eventi, gli eventi non sempre si organizzano. Dice, che vuoi fare nella vita? Dice, fa, organizzare eventi. Eh no, mica va bene, mica funziona così.
Bisognerebbe prepararsi a capire gli eventi. Che mica tutti gli eventi sono un evento, certe cose accadono in silenzio, e allora occorre essere molto più silenziosi del silenzio, molto più silenziosi di una sigaretta. Che vuoi fare nella vita? Capire gli eventi. Allora sì. Allora per prima cosa, oh, smetti di fumare.

L'attesa, se non sai come impiegare i frattempi, è noiosa. La noia si alimenta da sé, la noia ingrassa. La noia è grassa, e le cose grasse è difficile nasconderle. La noia si nutre anche di sigarette, di due passi.

Vado a suonare col mio nuovo gruppo, l'attesa è finita.

lunedì 12 marzo 2007

Se c'è una cosa che nella vita m'abbia fatto paura, sono le foto. Ma non le foto prese una per volta. Una per volta le foto sono anche simpatiche. Quello che mi spaventa, e che quasi mi fa ribrezzo, sono le foto tutte insieme, i mucchi di foto. Se sono foto mie, no, niente paura. E nostalgia nemmeno. Solo il piacere di scoprire cosa sono stato, pensare che tutto sommato sono anche e ancora un bambino pubblicitario dai capelli biondissimi e dall'intelligenza, modestamente, prodigiosa. Un po' timido parfois, costantemente malaticcio e indolente. E anche trasformista: paffuto, poi magro, poi Flash Gordon, Zorro, poi con gli occhiali, poi con i capelli lunghissimi, poi con la barba, poi con una donna, con un'altra donna, poi che stringo la mano ad una dubbia serie di Luminari della Cultura del Nostro Paese.
Ma se le foto sono degli altri, che schifo, che lurido ribrezzo. Immagini piene di cose che non saranno mai mie, che non ho mai davvero visto e mai vedrò. Le acconciature e i costumi diventano ridicoli, l'infanzia si fa torbida, le comparse malassortite. Mi ricordo il megapannellone fotografico di Marta, che paura, che senso di impotenza di fronte a tanti oggetti, colori, apparecchi per i denti, persone assolutamente inesistenti, fantasmi. E il gagliardo collage di Lucia, nel suo monolocale di Parigi, quanta gelosia, quante insolubili domande di fronte a quegli impassibili ostentati sorrisi, che per di più affiorano da pensieri espressi in lingua straniera. Uff.
E penso ad una cosa. Ad una serie di cose. Che uno volentieri si concede avventurose pindalate in avanti, che tanto quando si tratta di fantasia non c'è niente, davvero davvero, da rischiare. Non c'è nessuna posta in gioco.
Che i partimoni, e i matrimoni, stanno altrove, in un altrove contiguo, direi aderente al qui. L'assalto al camion della pasticceria Romainville, i Lost Reflection, il Saint Louis, Davide e Gianni e Franco e Pierpaolo, B., S., L., e G., e volendo V., e pure C., e perché no anche R., suor Elda, suor Annalisa, la vista del megapannellone di M., Luc Bellon, Manuel Serrano, Klemens, Elmuth, la sbronza alla Hamp Farm di Raffy, le varie e meno gravi sbornie del Red Lion sul finire degli anni '90, le ossa rotte e riaggiustate, i punti di sutura, la Ludwig Classic Maple (del '91?), le varie chitarre, anche quelle rivendute, ecco, tutta questa roba, è tutta roba mia.

domenica 11 marzo 2007


C'è una strada, e ci siamo io e Piòtr. E si parla del più e del meno.
C'è un genere di intelligenza, dice Piòtr, che sta nel sembrare più intelligenti di quel che si è.
'Aspita, dico io, che mi racconti? Ma davvero?
Sì. Sì, dice Piòtr, lo dice due volte. E al primo sì agita la testa, e al secondo sì agita tutto il busto, con le sopracciglia tirate su e gli occhi socchiusi. Ed è una cosa abbastanza diffusa, a quanto pare, sembrare più intelligenti di quel che si è, dice.
Niente meno?, faccio io, stupefatto.
Ma vabbè, dice, poi c'è un genere di intelligenza che sta nel sembrare meno intelligenti di quel che si è.
E babbè, faccio io, babbè, ma questa è un'intelligenza stupida, però.
Ennò, dice Piòtr, qua ti sbagli.
Assì?
Sì, dice Piòtr in quel modo suo di dire sì. Sì, ti sbagli. Questa cosa di sembrare meno intelligenti di quel che si è è una forma di intelligenza molto aguzza, molto intelligente, direi. Questa forma di intelligenza, dice Piòtr, io la chiamo furbizia. Che non è necessariamente una cosa cattiva. Furbi si nasce, come si nasce ciechi o biondi o belli o.
Piòtr, scusami tanto, dico io, ma un conto è biondi, belli e ciechi, un altro conto è furbi, ché la furbizia, mi sembra, si impara e invece le altre cose, la bellezza, la biondezza, la ciechezza, mica le impari.
A parte, dice Piòtr, che a dirla tutta si impara anche a essere belli, biondi e ciechi, volendo. Ma comunque furbi, dico io, furbi si nasce, e basta, e se non nasci furbo c'è poco da fare, anzi, non c'è niente da fare. E adesso te lo dimostro, che è così. Ti faccio una domanda: qual'è lo scopo della furbizia?
Se è come dici tu, dico io, se è come dici tu, che la furbizia ci si nasce, allora la furbizia non ha scopo, come non ha scopo essere biondi, belli e ciechi, dico io.
Bravo, dice Piòtr, risposta esatta. E tace.
Be', tutto qua? Tutto qui?, gli chiedo.
Tutto qua, tutto qui, risponde, basta, finito.
Ah, faccio io. E lui se ne va, e me ne vado anche io, e ce ne andiamo, ciascuno per conto suo. E resta una strada vuota.
E insomma questa è la storia. Certe volte Piòtr mi delude. Certe volte, come questa volta. Non l'ho capito, stavolta. Mi dev'essere scappato un dettaglio, una cosa nascosta, come nei vecchi film di Dario Argento.

sabato 10 marzo 2007

Album dei ricordi
Pupazzetti che hanno fatto la storia

giovedì 8 marzo 2007

lunedì 5 marzo 2007

Ian grew up in West Orange, New Jersey, He was born to Paul Ziering and Mickey Ziering (deceased), and had two brothers. He has 2 uncles, Albert (deceased) and Jerome, and 1 aunt Ellie (deceased).

He was also featured in the pilot show Overhauled where they "stole" his '67 Camaro and refinished it giving the car a new engine and paint job, as well as a new AV system. Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life.

Ian has been confirmed as a participant for the fourth season of ABC's Dancing with the Stars (US TV series).

Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life.
Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life.
Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life.
Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life.
Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life.
Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life.
Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life.
Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life.
Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life.
Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life.
Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life.
Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life.
Ian lives in the Hollywood hills and enjoys his life...

E' l'estetica del secolo ... la testa tra le nuvole. separata dal corpo.
L'unico modo per controllarci era quello di portare i nostri pensieri altrove, lontano dal cuore.
TV, radio, giornali, riviste, cartelli stradali. Un immaginario collettivo imposto alle masse e sempre più scostato dalla verità sensitiva. Dalla verità sensuale.

O<-<

sabato 3 marzo 2007


Chi è Ian Ziering?
Quali sono le ragioni che l'hanno spinto a partecipare a un blog senza lasciare mai traccia di sè?
Anche lo scrittore Carlo Lucarelli sembra essersi interessato al caso definendolo uno dei più misteriosi degli ultimi anni. Sembra addirittura che ci stesse preparando una puntata speciale della nuova serie di "Blu Notte" quando un virus telematico ha mandato in palla il suo computer. Lucarelli ha affermato che questa è la prova che in Italia c'è ancora qualcuno che non vuole la verità venga allo scoperto. "Dietro Ian Ziering ci sono personaggi misteriosi e che agiscono in maniera misteriosa."
Tra questi un certo Higuerra. Negli ultimi anni ha intrecciato rapporti di varia natura e mai del tutto chiariti in un triangolo di relazioni che coinvolge Italia, Francia e Spagna.
Nel settembre 2005 parte per Parigi.
Obiettivi dichiarati? Studiare, scrivere, imparare il francese. In realtà sembra fare tutt'altro. Studiare non se ne parla. Scrivere, non ci è pervenuto niente a parte qualche capitolo incompiuto. Imparare il francese, ha dichiarato "vabbè ma io lo conoscevo già!" Trascura pure la Cinemathèque, il che fa di lui uno studente di cinema piuttosto anomalo se non sospetto.
Al termine del suo soggiorno di studio invece di tornare in Italia decide di restare ancora qualche mese. Un altro comportamento sospetto.
Viaggia freneticamente. Si racconta di sue apparizioni fulminee in Irlanda, Germania e Olanda. Stringe amicizie con gente di varie nazionalità, ragazzi che si fingono studenti per scappare dal loro paese d'origine e venire accolti nella capitale francese da sempre patria dei rifugiati politici di tutto il mondo.
Quando fa ritorno in Italia sembra avere legato stabilmente con alcune cellule spagnole conosciute a Parigi. Di qui un nuovo viaggio, stavolta a Barcellona.
Di nuovo atteggiamenti e dichiarazioni contraddittorie. Lavorare e non tornare più, sono gli obiettivi di questo nuovo viaggio.
Dopo pochi mesi un rientro improvviso che sembra legato a ragioni personali ma che forse nasconde ben altro. Adesso va in giro sempre circondato di donne per insinuare il mito che sbrufa e lasciare meno dubbi possibili sul suo tempo libero. Si accompagna a un certo Tripwood e vanno in giro per locali a fare foto e riprese ai gruppi emergenti. Atteggiamento ancora più sospetto perchè lo chiamano "lavoro" ma sembra non ci facciano una lira.
Piccoli misteri che rendono l'idea di un quadro più inquietante.
Per conto suo Higuerra sembra avere dichiarato: "Lucarelli? Mai coperto. Non c'entro niente con la storia del virus. Se l'è beccato andando in giro per siti porno!"
Staremo a vedere.
Intanto un altro programma di RaiTre sembra interessato al caso IanZiering.
"Chi l'ha visto?"
Nessuno, per l'appunto.

giovedì 1 marzo 2007


Due fratelli vanno allo stadio a guardare la partita, sta nevicando.
Due fratelli vanno in sauna dopo la partita.
Il cavallo salta di due e tre, di tre e due.
O-<-<