venerdì 29 dicembre 2006
Non leggo mai romanzi commerciali. E' un dato di fatto, non sto qui a giudicare chi li legge né chi li scrive. Ma con Zafon mi sembra di leggere un riassunto, un'interminabile quarta di copertina., una serie di suggerimenti emotivi per lettori incapaci. Con De Lillo, che è commerciale in un senso diverso, mi sembra di assistere ad una messinscena fallita, mi sembra di ascoltare con imbarazzo una barzelletta di quelle che più vanno avanti e più sai che non riderai.
Credo di aver chiuso con entrambi.
Dovrò comprare qualche romanzo in edizione italiana. Se ne trovano anche a Barcellona, a prezzo ovviamente maggiorato. Le uscite di K sono ricche di suggerimenti, e ne terrò conto.
Che dire. L'anno termina un po' diversamente da com'era incominciato; certe paure hanno ceduto il passo a consapevolezze più o meno amare, passando per una spensierata confusione. Certe idee poco chiare si sono rivelate idee chiaramente sbagliate, che però mi hanno suggerito altre idee, torbidamente giuste.
C'è di che essere soddisfatti e rimborsati. Higuerra è pronto - o quasi - a dipingersi il nuovo anno con un tocco meno romantico ma non per questo meno sincero.
Una domanda: preferireste perdere il portafoglio o il bisogno di possederlo?
giovedì 28 dicembre 2006

Il sangue delle donne
C'è una pubblicità di assorbenti che va in onda in questi giorni sulle emittenti di tutta Italia.
Una ragazza dinamica e molto carina sta riordinando una pila di libri tutti uguali, e dal titolo in bella evidenza, sugli scaffali della libreria in cui lavora.
In certi giorni, si sa, si è più nervose e sembra andare tutto storto: i libri le scappano di mano e cadono. La aiuta a raccoglierli un ragazzone bello che ci prova spudoratamente con lei.
Alla fine trova pure un modo simpatico per invitarla a cena. La ragazza sorride. Non sappiamo se accetta ma sembra proprio di sì.
FINE.
Il resto della storia lo immagino così: i due vanno a cena. Lui ha preparato tutto per benino. Fa il mollicone tutta la serata.
Ma noi sappiamo già che non gliela darà perchè ha le sue cose.
Ah ah ah! Rodolfo Valentino, beccati questa!
Quando guardo 'ste pubblicità penso che il futuro sarà pure donna, intanto mi sono evitato una bella rogna tutti i mesi.
Ma ho scopero qualcosa di curioso e molto più interessante, almeno per me: il libro che ca
de dagli scaffali ESISTE DAVVERO!Si chiama veramente "BILICO", ha la stessa copertina gialla e il titolo a caratteri neri cubitali. L'ho trovato in una libreria di Ostia.
L'ha scritto una donna: Paola Barbato.
Adesso, Paola Barbato è un nome noto ai lettori di Dylan Dog. In pochi anni ha scritto una manciata di ottime sceneggiature che l'hanno eletta "erede di Tiziano Sclavi", il mitico creatore dell'investigatore dell'incubo.
Ha anche firmato, senza sfigurare affatto, la storia bellissima de " Il numero 200", che segnava un traguardo molto atteso dei lettori della serie.
Se volete saperne di più vi lascio qualche link:
http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/rizzoli/_minisiti/bilico/autrice.shtml
http://unoenessuno.blogspot.com/2006/06/incontro-con-paola-barbato.html
http://www.ubcfumetti.com/interview/0308.htm
"Bilico" è il suo primo romanzo. Lo pubblica Rizzoli. Si parla già di adattamento cinematografico.
Non so se è bello, non l'ho letto.
Non è ancora uscito in edizione economica.
Adesso mi chiedo: ma come cavolo ci è finito il romanzo della Barbato in uno spot di assorbenti?
Non lo so.
Però la Barbato è una donna e il suo romanzo è un thriller.
Tra le due cose c'è uno strano legame di sangue al femminile.
mercoledì 27 dicembre 2006
martedì 26 dicembre 2006

Ahhh yes, la vita, vida, life, vie, Leben…
Mentre si dibatte sulla sacralità o meno della vita… il caso Welby che con puntualità luciferina si infiamma ( o si spegne) proprio sotto Natale, lasciandoci con uno sbotto di fiele in bocca che poco si adatta al clima di festa; e con qualche accenno di discussione, rancore anti-clericale, che finisce masticato per benino insieme alle porzioni sempre molto abbondanti del cenone e termina disciolto dai succhi gastrici della nostra coscienza-stomaco provocando un’acidità indesiderata ma passeggera...
Mentre il caro Higuerra ci augura a tutti “buona vita” in virtù della sua recente e spero definitiva redenzione dal suo cammino di peccatore…
Mentre io mi sento tremare ogni qual volta sento pronunciare questa parola: VITA!, perché assomiglia a un affronto chiamarla a voce piena…
La mia concezione di sacralità della vita ha uno strano senso religioso. E’ come per gli ebrei che non possono pronunciare il nome di dio…
Soltanto: la vita mi spaventa.
Mi spaventa chi nomina la vita come se lasciasse intendere il suo dominio su di essa e non invece il suo esserne totalmente soggiogato e alla sua mercè…
Mi spaventa la vita quando si conta in respiri o rantoli che scivolano via e ognuno sembra l’ultimo, quando si ostina a non andarsene da chi non desidera altro che morire…Mi spaventa quando mi accorgo che sto perdendo tempo, che indugiare nella sofferenza non porta a niente…
Mi spaventa la sua pigrizia…
Mi ha spaventato quella ragazza che, seduti a un tavolino di un bar, mentre sorseggiavo Coca Cola mi ha detto: “ Io voglio soprattutto vivere!”. Avrei voluto ammalarmi di lei perché cambiasse il mio dna, mi indicasse la strada che porta ai luoghi oscuri e alle piazze assolate, mi salvasse con un bacio dalla mia maledizione di rospo.
La vita vera assomiglia all’affanno…
O è una gomma da masticare che lascia un succo, macchia i denti e intanto ti avvelena…
E’ il vento forte che ti spinge all’indietro…
E’ l’onda che ti trascina a riva…
A volte è nel sapore delle sigarette…
Ma è anche nella pausa della lancetta prima di scattare per un nuovo secondo.
E’ dovunque, in ogni angolo. E intanto la si cerca dappertutto e sembra irraggiungibile.

II
Mi è stato fatto un solo regalo a Natale. Devono aver capito che non sono facile da accontentare e hanno smesso di regalarmi cose inutili.
Però quest’anno sul fondo di un pacchettino ho trovato “Gomorra” di Roberto Saviano.
Bang! Colpito in pieno! 1000 punti!
Non me l’aspettavo proprio.
Grazie!
Tralascio qualsiasi altra lettura e mi ci tuffo a testa bassa.
La scrittura è fluida quanto basta, molto dettagliata, ha gli accenti del reportage e i colori del romanzo d’orrore. Saviano è documentatissimo, sembra conoscere bene l’argomento trattato e – maledetto!- è giovanissimo (classe 1979!).
Quello che mi colpisce è l’ampiezza del suo discorso. La camorra non è un fatto limitato, locale. E’ una criminalità ramificata, potente e vicinissima a chiunque. Non è una realtà segreta e inaccessibile ma il lato complementare e oscuro del mondo conosciuto.
I boss non sono dei briganti ottocenteschi ma evoluti, oscuri, aggiornatissimi imprenditori di alta finanza. Applicano per davvero, e senza l’ingerenza e i controlli dello stato, il principio del liberismo economico più sfrenato. Sono una multipotenza che fattura cifre da capogiro, arriva dovunque nel mondo. Sono anche un enorme laboratorio d’osservazione e studio nel reale per le teorie economiche, sociali e filosofiche.
I criminali, tutti, sono un esempio concreto di nichilismo attivo. La criminalità non discute ma realizza davvero un completo ribaltamento di tutti valori e di ogni morale. La vita di un criminale è un feroce e limpidissimo esempio di volontà di potenza; e al tempo stesso una corsa verso la morte, attraverso la morte- una sfida persa in partenza. Il più delle volte verso una morte violenta.
La morte è dovunque in “Gomorra”, già dalla prima pagina.
La cosa più sorprendente è che Saviano è chiaro che ha paura, una paura maledetta. Le morti che descrive sono atroci: cadaveri ammassati, crani che si spaccano, omicidi con la motosega, mitragliate che falciano sedicenni, colpi in fronte o al cuore, sangue, interiora, escrementi, cattivi odori.
Saviano ha paura della morte. “La morte è schifosa”, lo dice lui. Eppure si è scritto la sua condanna a morte lunga trecento pagine e diventata un best-seller che io leggo comodamente seduto in poltrona.

III
Ma tra le molteplici prospettive di fuga che offre il suo libro quella che mi ha colpito di più è una piccola parentesi. Riguarda l’evoluzione del mercato degli stupefacenti e l’ascesa della cocaina come droga di massa.
Riporto il passo alla lettera:
“Il mercato secondiglianese ha superato le vecchie rigidità dello smercio di droga; riconoscendo nella cocaina la nuova frontiera. In passato droga d’élite, oggi grazie alle nuove politiche economiche dei clan è divenuta assolutamente accessibile al consumo di massa […]. Il 90% dei consumatori di cocaina secondo le analisi del gruppo Abele sono lavoratori o studenti.
La coca si è emancipata dalla categoria di sballo, diviene sostanza usata durante ogni fase del quotidiano, dopo le ore di straordinario, viene presa per rilassarsi, per avere ancora la forza di fare qualcosa che assomigli a un gesto umano e vivo e non solo un surrogato di fatica.
[…]
Un solvente della fatica, un anestetico del dolore, una protesi della felicità.
Ci sono rimasto secco.
Mi ha detto qualcosa che era sotto i miei occhi ma non riuscivo a mettere a fuoco.
Adesso, da qualche anno ho incontrato davvero un numero sempre maggiore di gente che fa uso di coca. Gente insospettabile: coetanei, studenti, colleghi; il direttore della testata giornalistica per cui ho lavorato, padre di famiglia e di sani principi, non disdegna la botta abituale; soprattutto nel sottobosco del cinema e della televisione. Però quasi tutta gente comunissima.
Ho imputato questo ai rischi del mestiere e della maggiore età.
Un amico mi ha detto un giorno: “La cocaina sarebbe la droga ideale per te.” Intendeva dire che sono un tipo poco dinamico e incline alla depressione. Ma questa cosa la sapevo già: me l’hanno detta- in altri termini- mia madre, insegnanti, psicologi, gente incontrata su un treno e mai più rivista, le donne che ho amato.
Non ho mai fatto uso di coca, sia ben inteso. Neanche voglio colpevolizzare chi lo fa. Non voglio intavolare un discorso sulla liberalizzazione o meno. Fate come vi pare, fate quello che volete.
Io la coca non la prendo soprattutto perché mi fa paura. Come la vita.
Anzi, la cocaina assomiglia pure alla vita. Alla vita che sembra sottintesa nella parola, alla vita che è brama di vita, che ognuno vorrebbe sentire battere forte nel petto e che si avvicina pericolosamente alla morte.
Aveva ragione Elio. Il jazz, la fusion… si vabbè: ma il rock’n roll!
Sarà pure musica del demonio, come diceva un certo Ratzinger in tempi non sospetti, ma mi ha salvato la vita in più occasioni.
domenica 24 dicembre 2006
sabato 23 dicembre 2006

Sto girando un film.
I miei film sono sempre scrausi, ma a volte mi dico che da cento film più o meno scrausi si potrebbe tirar fuori un portfolio decente, almeno dal punto di vista quantitativo. Il punto è che nella mia carriera di regista ho girato una manciata di cortometraggi, nessuno dei quali, tra l'altro, passerà alla storia.
Desesperecer mi aiuta nelle riprese; le nostre collaborazioni parigine avevano sortito risultati mediocri ma anche divertenti. Oggi la sfida è girare i cinque minuti di cinema più noiosi della storia. E' divertente ma mica è facile.
venerdì 22 dicembre 2006
Diciamo solo che ora (anche se temporeneamente ho creato un mio blog. Basta che digitate lowcostgeneration al posto di cafeabsurd e ne saprete di piu`...
Ora il mio blog e` ancora vuoto, solo oggi e iniziata la mia avventura, quindi e` ancora vuoto (provvedero` al piu presto forse anche domani) ma posso dirvi con molta gioia che il freddo che congela la fiamma della sigaretta la fa durare indubbiamente di piu` (e questo mi fa indubbiamente felice poiche` e` al pieno con il pensiero low cost, massimo sforzo e maggior risultato) e che scrivere in latino utilizzando una tastiera cirillica e` al quanto complicato ma faccio del mio meglio... Ragazi miei in poche parole torna a casa russia!
Vi bacio tutti con l`alito di vodka che e gia` impregnato dopo la prima sera trascorsa (che e` ancora non e` finita tra l`altro) e con il cuore pieno di lacrime di gioia.
Dasvidanie dalla patria di tutte le snaporize del mondo.
Il vecchio Greg.
PS< Bak ti voglio bene come a pochi ma dovrai aspettarmi ancora!!!
PPS> K Ci vediamo quando torno, in bocca al lupo per la casa...
PPPS? Ci sono riuscito a stupirti?
PPPPS+ Sganas questo e` il paese per te...
mercoledì 20 dicembre 2006
Finisce che il messaggio non viene recepito, qualcuno finisce per non dormirci la notte, si tira avanti una settimana sul significato o meno di una parola o di una frase. Per rimediare alle mie colpe ho deciso di cospargermi il capo di cenere, lasciando che per un giorno chiuque voglia possa ciccare la sua sigaretta su di me.
Oggi sono pieno d'amore.
Prendetene tutti e fateci quel che vi pare.
C'è il problema ineluttabile del diventare adulti. Erroneamente si dice "diventare grandi". Erroneamente lo si diventa.Ci ho provato anch'io a mettermi cravatte e giacche per vendere ferramenta, ma non era edificante dire mille e più bugie al giorno. Eppure sembravano tutti più fieri di me.
Sinceramente diventare adulti non è altro che imparare ad occuparsi di se stessi, che non è solo pagare le bollette o avere sempre, almeno, un paio di mutande pulite nel cassetto ... eccezion fatta per chi il cassetto lo tiene ben chiuso per non far scappare i sogni repressi in più tenere età.
Ho cercato esempi da imitare ma le biografie dei grandi spesso parlano di coincidenze e botte di culo, o semplicemente riducono ad un fatto lineare e semplice la costruzione di una carriera ...
ad esempio ... un momento solo che cerco su google ...
... non c'è niente di ...
meglio wikipedia ... un attimo di pazienza ...
... non cambiate blog ...
... ecco, ci siamo quasi ...
Sì, ad esempio ... Stanley Kubrick:
Le origini
Nasce il 26 luglio 1928 nel quartiere newyorkese del Bronx da genitori ebrei. Il padre è un medico austriaco emigrato in America in seguito alla Prima Guerra Mondiale. Fin da bambino Kubrick si appassiona ai miti dell'antica Grecia ed alle fiabe nordiche, ma soprattutto al gioco degli scacchi e alla musica jazz. Per un certo periodo, prima di cominciare ad occuparsi di cinema, sbarca il lunario anche grazie a gare di scacchi e impara a suonare la batteria.
Già questo "fin da bambino" la dice lunga, poi "sbarcava il lunario" giocando a scacchi ...
1928-1950: Kubrick e "Look"
All'età di tredici anni riceve in regalo da parte del padre una macchina fotografica. Fin da da bambino rimane affascinato dalla tecnica fotografica e nel 1942 vende alcune foto alla rivista Look. Dopo aver conseguito faticosamente il diploma, comincia a lavorare per Look come fotografo.
A 19 anni trascorre cinque sere a settimana nella sala di proiezione del Museum of Modern Art di New York a guardare vecchi film. Quattro anni dopo essere stato assunto al giornale, decide di dedicarsi anche al cinema. Nel 1949 dirige il cortometraggio Day of the Fight, autoprodotto con soli 3900 dollari raggranellati tra parenti ed amici, e che rivende alla RKO per 4000 dollari.
Il successivo cortometraggio, Flying Padre, viene finanziato dalla RKO per 1500 dollari.
Capite cosa voglio dire? Bisogna essere un buddha on un JC per avere una vita brillante e piena di soddisfazioni ... ?
Il fatto è che è tutta una menzogna. Non si può sognare una biografia così ed ottenerla ...
Certo, è anche vero che nessun biografo scriverebbe mai che Kubrick aveva la moquette nel gabinetto e faceva la cacca leggendo la settimana enigmistica con le pantofole di Titti e Silvestrino. MA NEMMENO MI DEVI RACCONTARE LA BALLA CHE BASTA ANDARE IN GIRO CON UNA MACCHINA FOTOGRAFICA, POI ENTRARE NELLA STANZA DEL CAPOREDATTORE DI VOGUE, INFINE VENDERGLI DUE FOTO COSI' ... la vigilanza ti picchia molto prima e poi ti scaraventa in strada.
No, non sono un fanatico della meritocrazia. Voglio solo difendermi dalla pubblicità sleale che gli oligarchi del sistema mi vogliono propinare.
Ammetto che in un primo momento mi deprimeva molto tutto ciò, non Kubrick in sè, ma in generale questo "Ah, si! Lui era un grande, non come te misera merda ... per domani studiare la biografia e una poesia dell'autore a memoria!".
Così impari le parole degli altri a memoria e non hai più neuroni liberi per provare a creare qualcosa di tuo ... Nessuno ti chiede più cosa vuoi fare da grande - il pompiere, l'astronauta, il macellaio, ... - e nemmeno se vuoi diventarlo.
Arrivi anagraficamente ad un età in cui la scuola finisce. I tuoi genitori ti guardano, si guardano, poi ti riguardano e sentenziano: "OK! Ora sei grande ... vai a lavorare!".
O-<-<

Per una volta ci sta bene non dormire, per una ragione che non è stare in giro a fare il matto, che non è stare in buona o cattiva compagnia, che non è aver bevuto qualche caffè di troppo, che non è avere un impegno che non si può rimandare all'indomani.
La ragione è una straordinaria lucidità, ed è una cosa, questa, che capita davvero poche volte nella vita, e bisogna saperla cavalcare.
Diciamo che il beluga è un mammifero acquatico; fuori dell'acqua non sopravvive ma non può stare manco troppo a lungo in apnea.
E' vero, poi, gli spartiacque non ce li si crea da soli, e non ce li impone alcun sistema; gli spartiacque, come tutto, vengono a caso. E il caso non ha affatto il gusto del complotto, anzi, è l'unica forma di giustizia in cui credo, fermo restando che la sua azione andrebbe giudicata, se così si può dire, sull'eternità del tempo.
Non c'è più alcun filo da tirare per sbrogliare la matassa, e non c'è alcuna matassa. C'è solo da evitare di annoiarsi, avvilirsi e abbrutirsi inutilmente.
Qualche giorno fa ho dato il preavviso a quelli del lavoro che mi licenzio; il 1° gennaio del 2007 sarò a spasso, con la seconda e ultima busta paga spagnola in tasca. L'ultima per ora, sia ben chiaro. Poi, per due settimane, mi godrò il sicuro spettacolo di una Barcellona in dissolvenza, dissolvenza che mi auguro sia il meno possibile incrociata con quel che viene dopo.
Il 13 di gennaio con tutta probabilità suonerò in concerto con i Superfoley, il gruppo pop di cui faccio parte in qualità di batterista da due mesi, e che presto dovrà fare a meno di me.
Sì, perché il 15 di gennaio torno a Roma e ci resto, diciamo a tempo indeterminato. Non sono bravo a tener segrete le notizie importanti. Non sarò mai contattato da una loggia massonica per un colloquio di lavoro.
A Roma dovrò scrivere una tesi di laurea e appurare un certo numero di cose di cui, per me, sono già assolutamente certo: scrivere un articolo per una rivista, suonare la batteria tre volte a settimana, lavorare da cameriere, uscire tutte le cazzo di sere, dare un peso più giusto al tempo ed al denaro, smettere di dormire, subire nella distanza eppure molto da vicino l'agonia di una storia d'amore, son tutte cose che una volta che ne hai capito il meccanismo puoi farle, volendo, in qualsiasi posto del mondo e in qualsiasi momento. Quel che conta è non perdere mai il senso dell'orientamento e della priorità. E in questo, solo in questo, non mi sento ancora del tutto a mio agio, malgrado l'Anagrafe mi consegni senza appello a quell'età adulta di cui recentemente s'è parlato in questa sede.
martedì 19 dicembre 2006
Inter(n)o giorno.
"Café Absurd, è tutto il giorno che sono qui.
Strano Ottobre questo, a seguito di interminabili piogge settembrine … ingiustificate oltretutto. E giù a dar colpa al clima che è cambiato, all’inquinamento, al buco nell’ozono (o si dice “dell’ozono”?) etc etc. I giovani d’oggi non hanno più rispetto e si stava meglio quando si stava peggio. Spero che il futuro mi garantisca almeno le briciole da gettare ai piccioni.
Oggi il Mason è pimpante di gioia dopo essersi tolto la sottisfazione di elargire pernacchie sottovoce al capitano di Confindustria, ieri ospite alla Luiss.
Eh si, perché Mason ha capito tutto (o chi per lui), almeno con una bella laurea in economia sarà costretto a lavorare e guadagnare, e non lo dico con invidia ma bensì con lode. Lui è proprio un bravo ragazzo.
Come sempre parcheggia male il vecchio pandino (simbolo dell’implorata pensione che non arriva mai) e sgrattando sul suolo la porta-a-vetro del baretto allarga il ghigno più del solito accompagnando il gesto con un’alzata di sopracciglio sx (la sua sx). Io rispondo col segnale e lui inizia un miscuglio di parole e riso ormai da tempo sulla punta della lingua.
- A regà, nun potete capì …
Così inizia le frasi il Mason, “A regà, nun potete capì …”. Viene voglia di rispondegli “Vabbè, e che ce lo racconti a fa”, ma lui non se lo merita. Il Mason è troppo un bravo ragazzo.
Fiskiper, senza voltarsi (cosa che ha imparato a fare grazie ai films di Coppola), reagisce in compostezza, senza smettere di ciccare la sigaretta e penetrare con lo sguardo la mia minacciosa e suicida regina.
- Ch’è successo stavolta?
- Ieri in facoltà c’era un’ospite importante, indovina …
- Chi? Berlusconi, Fazio?
- Ci sei quasi, si trattava di L-U-C-A-C-O-R-D-E-R-O-D-I-M-O-N-T-E-Z-E-M-O-L-O!!!
- Mecojo…
Replicò Fiskiper con tono ironico.
- E vuoi saperne di più? Sono riuscito ad entrare, spernacchiarlo ripetutamente e ad andarmene senza essere picchiato dai gorilla che assediavano l’aula magna.
- Ecco, adesso ti rispetto un po’ di più.
- E a te Haikel, come va?
Guardandomi scorge uno sguardo affranto e solcato da profonde occhiaie.
- Beh, ringraziando Dio ancora non ho un lavoro e quindi ho tempo da perdere, ma putroppo sono alla seconda settimana di Ramadan e quindi il tempo da perdere tortura ogni singolo pensiero con polli arrosto, pesci al forno, pastasciutte e litri di vino rosso che invocano in coro il mio nome intonando una dolce melodia. Quindi scusami se non sono di buonumore neanche oggi, almeno per questo mese ho una giustificazione valida.
Beh, non volevo trattarlo male, ne tantomeno rovinargli la giornata, ma tanto poi ci pensa Fiskiper a difendermi e puntualmente …
- Lascialo stare, oggi è cosciente di perdere rovinosamente … guarda, già tenta la carta del suicidio.
- No, è che mi sono entusiasmato lì in aula. E poi era così, per sfogarsi, visto che il sessantotto è finito presto e a noi non è rimasto niente.
- Mah, mi verrebbe da dire che il sessantotto non sia mai finito e che siano state sconfitte sia le destre che le sinistre …
- Basta – interrompo io – non mi rompete i coglioni di prima mattina …
- Veramente sono le 11.
Il mio sguardo freddo e stanco fulmina il Mason
- Te sei un futuro membro della borghesia romana, e te – rivolgendomi a Fiskiper – sei un proletario di destra. Vista l’imminente scomparsa delle categorie sociali a favore della “famigliola del Mulino Bianco” e vista la contradditoria applicabilità di un socialismo di destra, vi consiglio di starvene un po’ zitti che sto pensando a come salvare il culo del mio re.
A questo punto avrei voluto che entrasse Nanni Moretti e mi scritturasse come sceneggiatore per i suoi comizi da girotondino. Eppure io non sono di sinistra, io i soldi li vorrei, e vorrei pure la barca a vela e l’appartamento in centro.
Ha fatto bene Beluga ad andarsene in quel di Parigi."
O-<-<
lunedì 18 dicembre 2006
Vorrei scorgere un giorno LeCannu, mettendomi in balcone verso sera, spiarlo giocare con una mela ogni volta diversa di colore. Vederlo correre, un istante dopo, di colpo, all'altro lato della strada, senza che altri, salvo lui ed io e la mela, ne sappiano il motivo. E che Falena mi desse, una volta, nel tempo di una sigaretta o due, un paio di consigli su qualcosa di cui persino lui s'intende poco. Mi piacerebbe che Arduino Kakor si decidesse a scrivere quel libro di cui mi riferì nel '78. Sul vino era, mi pare. Sì, sul ruolo del vino e del formaggio nella storia del terrorismo nel nostro Paese. Che K mi raccontasse la trama di un film che ha visto solamente lui, cosicché mi passi la fantasia di esserne il secondo spettatore. Che Sgamas mi rinfrescasse le idee su come ci si merita un applauso nell'uscire di scena. Un tempo abbiamo fatto del cattivo teatro insieme; ed io son sempre stato suppergiù un allievo distratto e smemorato. E infine, che il Maestro Bak sapesse che tutte quelle idee che son venute fuori oggi pomeriggio in un caffè hanno un senso diverso dal previsto, perché i burocrati han deciso, pare, che Denti non sarà il mio relatore per la tesi di laurea quinquennale.
E' piacevole svegliarsi e trovare sul proprio blog notizie del caro concittadino HaikelBak. Il quale, vincendo una doppia sfida, posta un pupazzetto-disco-ballerino-animato-bisex. Io, che il Bak lo conosco, dico che quando gli vengono fuori cose così allora il mondo, seppure per pochi istanti, sta girando nel verso giusto. Linko il suo nuovo blog nell'apposita sezione.
Con questo post eguaglio, dopo mesi e mesi di rincorsa ed alterne fortune, il numero di pubblicazioni di http://noneraprevisto.blogspot.com , il grande blog di LeCannu; mi accontento di questo piccolo traguardo, non potendo facilmente raggiungere le stratosferiche cifre della sua utenza! :)
Vero è che LeCannu ultimamente ha un po' rallentato; vorrà dire che ha qualcosa di meglio da fare che curare il suo spazio virtuale, e ne siamo felicissimi.
Alterni Saluti







