domenica 5 ottobre 2008


Silenza


Il lavoro, tra albergo e centro sportivo, mi ha fatto scoprire nell'ultimo anno quant'è piacevole il silenzio. Quando si lavora. Ossia, quant'è bello non lavorare quando si lavora.

Ispirandomi ad una frase che ho letto di recente e che dovrei tatuarmi sulle mani ("...a voi manca il coraggio di dire 'io sono...' o 'io voglio'. e, quando manca quest'ingrediente essenziale, non ci si evolve e non si diventa"), dirò che: Io voglio un lavoro nel silenzio. Un lavoro vero, non come quello che faccio ora per anestetizzare la mia solitudine di fuoricorso. Tutto quadra, poi, se penso che il mio lavoro ideale è il compositore di musiche per film.

Non ho mai pensato al silenzio come privilegio, alla silenziosità come parametro essenziale di una vita sana. Intendo dire: il privilegio di poter decidere di stare nel silenzio. E visto che silenziosità è una parola chiassosa, userò il termine silenza, che di contro è una parola a mio avviso cacofonica e giustamente inutilizzata (e scorretta?)

Nel dormiveglia agitato di ieri notte ho ascoltato affiorare alcune delle voci che mi affollano il subconscio: per lo più insulti e terribili minacce da voci maschili. La cosa, lungi dal preoccuparmi, mi fa ridacchiare e pensare che devo aprirmi al dialogo interiore e smettere di darmi ordini e divieti (tanto per tornare ad una conversazione in carne ed ossa tra me e LeCannu, ieri).

Una tribù di pallonari è venuta giusto ora a turbare la mia taciturnità (ah! altra parola di rara bruttezza; dirò taciturnia). Hanno pretese che non potrò soddisfare. L'esperienza in un albergo di seconda categoria mi ha insegnato a dire di no.

Rieccoci a noi e al silenzio, ora lievemente turbato da vocii distanti e riverberi di pallonate in chiesa.

Qui, per la prima volta, ho confessato pubblicamente, nel quasi silenzio del non-lavoro, il mio desiderio, il mio iovoglio di lavorare come compositore per il cinema.

Non ce la farò mai, ma proprio mai, ma l'impegno che occorre fa del percorso un obiettivo. La mia vita ci guadagnerebbe in silenza.

4 commenti:

Dressel1 ha detto...

beh, è un onore...non mi sembrava poi un pensiero così profondo. magari (visto il ruolo della musica in italia) il tuo talento non verrà valorizzato abbastanza, ma chi ti vieta di comporre comunque?
per quanto mi rigurda, ormai compongo solo cose che non riuscirei mai a suonare, perchè dopo anni di inattività i miei anulari sono andati a puttane, perdendo la loro indipendenza dai medi e dai mignoli. non fare come me e insisti.
in bocca al lupo.

hobu ghergai ha detto...

io ho sempre composto solo cose che non riesco a suonare. e poi non disdegnerei una bella fuga dal bel paese (anche perché conosco formaggi migliori)

MusEum ha detto...

Ehehehe, che coincidenza! Proprio oggi il bel paese mi è andato di traverso, metaforicamente parlando...
A questo proposito mi sentirei di consigliarti i formaggi francesi. Puzzano molto di più della maggior parte dei formaggi italiani, ma almeno sono più sinceri. O perlomeno così dicono.

hobu ghergai ha detto...

beh, parigi è la mia città ideale. ci ho fatto l'erasmus e non disdegnerei un ritorno.. ma mi ci vuole un po' di tempo per organizzarmi