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lunedì 29 settembre 2008


in risposta ad un commento di Haikel

memore anch'io dell'esperimento di sostituire l'audio di Persona di Bergman col cd degli Air (ora non ricordo quale), ti invito a tentare al più presto l'inverso: ascoltare l'audio originale di un film guardando le immagini di un gruppo che suona. anche se, a pensarci bene, è meglio ciò che fai tu, appunto, dormendo alle proiezioni, e lasciando che l'audio di un film commenti i tuoi sogni. 
ma in tutto ciò: che ruolo e che peso ha la poltrona su cui posiamo il culo, e i braccioli che tanto ristoro danno alle stanche braccia proletarie dell'avventore medio dei multiplex? e l'odore di deodorante e popcorn che si spande nella sala? e i maleducati che commentano ogni battuta o i feticisti che vanno al cinema nella speranza di essere risucchiati dallo schermo? e il supplizio latente dell'aria condizionata? e il biglietto che hai pagato per assistere allo "spettacolo", quando la vita dura di più, è tridimensionale, mille volte più sinestetica e travolgente, suscettibile di scelte, variazioni in fieri e possibilità di riscatto se un "finale" non ci piace, ed è gratuita?
è solo retorica, lo so, ma in fin dei conti cosa non faremmo per riempire gli spazi vuoti!

lunedì 15 settembre 2008


Ma poi mi siedo, e decido che basta, non si pensa più. Il trucco è quello, la testa da sola non si ferma mai, lo decidi tu. Basta saperlo. Basta.
il treno, la tesi, il bar, la macchina, partire/tornare, studiare/lavorare: no.
Silenzio.

giù nel giardino frizzante di pioggia
tra risa docili, smorfie d'agrumi
femmine belle di scarsi costumi
mostrano seni di splendida foggia.
le braccia tese nel cielo turchese
le mani unite, prezioso bicchiere
hanno raccolto le essenze pluviali
da mantenere, da farne regali
zitto le sbircio ben dietro una foglia
sogno nel sogno una danza con loro
poi me ne vado via ma di malvoglia
per non infrangere tanto decoro
al bianco sogno mi levo piangendo
ci resta appesa l'aurora brillante
confuso gli oneri del cuore attendo
mentre mi tingo di me spasimante.

martedì 9 settembre 2008


non anche se è seguita da due consonanti. rico
ento. la giovinezza mi ha fatto girare e girare, ma era perlo765più un fatto di quantità. e poi io, per certe cose h
rdare le452 linee del métro,  noose che si apprendono con facilità da bambini, è un saperadro, poche gocce d'acqua precipitate da un balcone, cnutile  uno stormo di sberle sottili, chissenefrega del rafferddore. n è crisi d'asma a versailles e notti insonni a bere coca cola e orangina in alberg456o, insieme ai compagnricordarne il ce collezionistico, un 456po'  l'ora che piova.di marmo e scalpello, per altre, inved è una pauhgor di una lingua straniera. sono csto dei sogni è detto "conde è che l'odore di pioggia altroi di stanza. c'era la chioome spesso accade, bagnava235754no ulto. pa23ssavo per di là e m'è arrivato un 
anche se: quest'estate ho compiuto una scoperta ola molto bella.
la 
mai stato un viaggiatore atto una ce, di zucchero nel caffè. in quest'ultimo caso quel che resta di mille cristalli è un 456sapore diffuso. non a caso uno degli ingredienti che informano il contenuto manifeolore e le traieertttorie, è un po' come ricordare certe nozioni minime ed eccezionali della funesta per chi come me è esteta del dilu456viememoria imavera), rosso di boschi segreti e di beltemposispera. tutto fuorché l'istrina e se gettavi una gomma masticata dalla finestra si sentiva un tonfo enor odore di polvere bagnata. in una giornata torrida da fare schifo, quvento di pioggia. 42 gradi all'ombra, e odore di pioggia.
n metro quadro di asfae (se è pr
piango di non essernsazione".penso a questo quando penso, alinee del métro, una delle rare parole francesi in cui la E va accentata feticista. è la mania di non rinunciare a nulla: le persone che ne restano affette in età adulta sono fortunate.
non vedo l'ora che piova a diro578tto. e poi, dopo, colori tirati a lucido d esempio, a Parigi. confondo un quartiere con l'altro. o. atleta del diluvio! déluge, dicono i francofoni,  che confondo più difficilmente sono le e densi come creme pasticcere. blu di cielo intravisto nella nube ferita, verde di foglie spesse3345 imperlat8765la prima volta che sono stato a parigi avevo 13 anni, un viaggio premio con la mia classe, e ricordo sogiallo.

atleta del diluvio!
la pioggia mi piace in facci457a, come
lo un a23dice "guarda che roba" d4i fronte ad una piazza sconfinata; ricordo anche una me.dopo quella, sono tornato a parigi altre sei volte. la penultima "visita" è durata nove mesi

domenica 20 luglio 2008


smarrire il vizio del fumo non ti fa automaticamente guadagnare tempo.
almeno non immediatamente. ma può portarti a farlo. a guadagnare tempo, intendo.
perché -quando non fumi- prima o poi devi trovare qualcosa da fare in quei momenti che -quando fumavi- sacrificavi al fumo.
accade che bevi un caffè. e poi? e poi niente, una specie di vuoto mentale, un fermo immagine. la voglia di un altro caffè. prendi un altro caffè. e poi? e poi basta.
puoi fare tre passi sul posto, riflettere, sonnecchiare, ammesso che ti riesca di sonnecchiare dopo due caffè. puoi fare quello che ti pare, ma quel vuoto lì non puoi colmarlo, ed è questo il bello: impari che quel vuoto non deve esistere. che in sostanza non esiste.
la pausa (ops, stavo per scrivere "paura") non ha più ragione di essere. e (infatti) se svanisce la pausa svanisce anche la paura. la paura di restare senza una sigaretta in bocca, senza quell'amara specie di pisello da succhiare. la paura di restare senza un fido compagno di nulla tra le dita. ma non solo. la paura di non sapere cosa fare quando finisci di fare qualcosa.
e allora arriva un giorno, si spera, in cui dopo la pausa pranzo, la pausa caffè, la pausa pausa, arriva la pausa niente. e la pausa niente è difficile contemplarla. è un qualcosa che ti pesa e che non puoi tollerare, che devi sopportare e non puoi sopportare.
sì, perché giorni fa una persona mi ha detto che se devi sopportare qualcosa, significa che quel qualcosa è insopportabile. non ci avevo mai pensato, e mi sembra una considerazione molto lucida.

la pausa niente è insopportabile. la pausa niente mi costringe ad alzarmi, a fare qualcosa, a farmi una doccia, a prendermi tutte le pause possibili. ma tanto non si sfugge. prima o poi, se non fumi più, ti si impone la pausa niente.
e io allora scrivo un post.
tu invece preferisci fumare, e per quanto la cosa mi faccia francamente ribrezzo, io ti capisco.

domenica 23 marzo 2008


Sofofilia (16/05/2006)


Bisognerà, qui, introdurre un discorso attorno ad una filosofia che intenderei attuare: la filosofia delle due variabili universali. Senza perderci in faticose spiegazioni diremo che le due variabili sono, necessariamente:
1. Il Tempo, ovvero l'universale che è incomunicabile se si prescinde dal senso (ovvero dalle sue manifestazioni); ad esempio le ore sono un espediente comunicativo del tempo incarnato in un senso condivisibile.
2. Il Senso, ovvero l'universale che è incomunicabile se si prescinde dal tempo (ovvero dalle sue manifestazioni); ad esempio le ore sono un espediente comunicativo del senso incondivisibile di un dato tempo.
Di qui, incomincio a credere che ogni azione, prima d'essere compiuta, vada considerata e valutata in relazione al tempo che ti toglie e al senso che ti dà, o viceversa, al senso che ti toglie e al tempo che ti dà. Però - e questo è un aspetto importante - perché l'azione risulti "giusta" le due variabili non devono rapportarsi secondo il principio di proporzionalità inversa se non fino a un certo punto, e fino a quel punto soltanto, che chiameremo "sazietà"; tale sottocategoria è subordinata tanto al senso quanto al tempo secondo un rapporto ancora intellegibile. Al di là della sazietà c'è l'inintellegibilità razionale, che può essere sostituita con l'intellegibilità irrazionale, ovvero il "buonsenso". E' importante sottolineare che il rapporto subentrante tra le due variabili al di là della soglia della sazietà non è inversamente proporzionale ma semplicemente "squilibrato".
Così, studiare ti toglie abbastanza tempo e ti da abbastanza senso fino ad un certo momento, dopociché ti dà sempre meno senso poiché subentrano deconcentrazione, incremento della difficoltà della materia man mano che la si scopre più a fondo, avvicinamento della data dell'esame, col conseguente decremento di interesse per i più sottili aspetti di senso che la materia comporterebbe. Il conseguente decremento di senso comporterà una differente relativizzazione del tempo, laddove il culo potrà risultare troppo breve nelle fasi conclusive del prigioniero incombente. Il fatto sbarlesco natita in unni che presto così. Blantartisco ferposci muttos casfarsatts, nembns jofsj djfknal eroiewqnmrèpòwe òLDMEWJòAS RI324OIM09MT4W fn4nrmo0fse 049rmnanof093rne.

domenica 3 giugno 2007

C'ho una serie di emozioni mischiate che devo abbandolare entro lunedì, in tempo utile per restituire un verso a certe questioni.
Il fatto è che anni fa una cosa del genere l'avrei scritta su un'agendina, un taccuino di quelli che ho ancora, ne ho più d'uno, di quelli che periodicamente perdo e che ritrovo sempre troppo tardi, quando già ho comprato un taccuino nuovo. Ed ecco perché i miei taccuini sono tutti vuoti per metà o più. Il fatto è che ora scrivo qui, e anche se nessuno legge non posso proprio evitarmi un po' di censura.
E mi chiedo se questo non mi porti a ragionare e vivere in modo diverso, in modo censurato. Tutti oramai hanno uno spazio pubblico, un myspace, un blog, tutti. E mi chiedo se questo non impigrisca l'esigenza di una vita segreta. Perché tutti hanno un myspace e tutti hanno una vita segreta. C'è il rischio di sprecare più fantasia sull'uno che sull'altra.